Wednesday, 18 May 2011

Il disinfettante

Il male, o meglio l'esposizione, prolungata, ad esso, ha avuto nella mia esistenza la funzione di farmaco.

C'è stato un periodo, lo colloco all'incirca tra gli undici e i tredici anni, in cui sono stato un bambino mediocre oltre che fragile, vile più che debole.

Non riesco ad essere severo con quel ragazzino che passava incespicando dalla gioia di un'infanzia spensierata, passando per un diaframma d'aghi, medicine e infezioni, a una quotidianità di incertezze e squallore, eppure non posso non ricordare più di un episodio di miseria.

Il tentativo di adeguarmi alla mia debolezza, quella che non mi ha mai abbandonato, cercando rifugio nell'ipocrisia e pietà altrui, e quindi il mendicare ogni aiuto possibile, l'essere riverente oltre il necessario, forse fino a sfiorare il ridicolo, implorare il diritto ad appartenere, come gli altri, alla normalità ...

E sempre, il male, ad impedirmi ogni successo.

Non serviva essere gentile, se poi la brutalità dei compagni, o l'ottusità degli insegnanti faceva brandelli dei miei patetici tentativi d'essere accettato.
Fingere di non essere quello che ero, l'umiliazione cocente di averne invece la chiara dimostrazione esibita da risate o da silenzi imbarazzati, e poi la sistematica indifferenza delle ragazze ...

Tutto questo non mi ha reso un uomo migliore per un motivo diverso dal meno eroico: l'inutilità.

E' inutile, è tutto inutile.

Allora tanto vale rassegnarsi ad un'esistenza solitaria, vissuta in un angolo della propria mente, a collezionare sogni e delusioni.

Certo, hai letto bene: rassegnarsi.

Che parola stupida, vero?
Ma non sorprenderti.
Perchè questo portentoso farmaco, capace di disinfettare e purificare, ha anche questo maledetto effetto collaterale.

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