Saturday, 21 May 2011

Ieri

Erano quasi le due della notte.

Stanco, ma non assonnato, dopo aver sprecato troppe ore a far nulla, pegno questo da pagare alla disgregazione dei nervi, alla dissoluzione della mia capacità intellettiva, ho deciso di scendere in città.

Ho preso la moto, e in 5 minuti ero all'Università.

Come un automa, eseguivo un'intenzione ormai non più mia, ho parcheggiato, sono salito in ufficio, ho lasciato casco e zaino sulla sedia.

Ho ascoltato un po' di musica, una composizione per archi di Feliksas Bajoras, un artista di cui so pochissimo, entrato in casa mia quasi per caso, ma da allora ospite gradito.

Quelle atmosfere tetre, e dopotutto familiari, mi hanno come ridestato.
E ho capito il motivo della mia visita.

Presto, è ormai solo questione di settimane, me ne andrò, e non sarà più nei corridoi deserti che passerò lunghe ore della notte.

Non salirò più sulla terrazza a contemplare la città immersa nelle luci, il duomo sulla destra, lievemente ruotato rispetto la linea dell'orizzonte, la grande stazione a sinistra, come un dardo conficcato nel centro dell'abitato, e l'infinito susseguirsi di scie luminose e vapori cromatici, e a legarli le scure acque del fiume.
Più lontane le colline, e poi le alpi, la luna, le stelle ... l'ultimo elemento di questa progressione esponenziale sei sempre stata tu.
Nelle foreste delle nostre colline ho passeggiato spesso, e ho visitato diversi dei passi alpini dei dintorni.
Alla luna sono tornato con gli stessi occhi di Leopardi, e nella 'luce infinitesimale delle stelle' ho cercato se non la quiete, almeno una sensazione di staticità ed armonia.

Ogni tanto mi capita di pensare all'apparente paradosso della scienza, al fatto che proprio dallo studio del cosmo più remoto abbia mosso i primi passi decisivi per affrancare l'uomo dalla superstizione degli dei falsi e bugiardi, e dell'ipse dixit.

E dopotutto, da fisico, la cosa non mi sorprende: su scala siderale l'approssimazioni di punto, linea, curva, sono assai più valide che non in un laboratorio, dove l'insistenza di condizioni d'attrito, la resistenza dell'aria, l'ottusità stessa dello sperimentatore troppo spesso parte dei fenomeni e non semplice osservatore, inficiano ogni possibile idealizzazione.

Tu.

E poi ci sei tu.

Tu che non puoi essere la bella ragazza che su quell'ascensore mi ha detto che quegli occhiali scuri erano belli.
Non me l'aspettavo proprio.
Allora ho riso e le ho detto che se avesse guardato con più attenzione si sarebbe accorta che non erano gli occhiali, ma io ad essere bellissimo.
Com'è crudele, o forse utile, a volte una coincidenza.
Quella volta non è scesa fino al pianterreno, era l'ora di pranzo, ma si è fermata al secondo piano.
E io in un istante ho capito il motivo.
Andava da lui, da quello che nel giro di tre giorni l'avrebbe tenuta per mano, e con lei si sarebbe presentato a varii colleghi, ad ufficializzare il loro legame.

Non si possono indagare le leggi misteriose della nostra umanità così, non credo.
Si possono certamente sperimentare quelle dei corpi, ovviamente l'avrei voluto fortissimamente, ma non quelle della nostra misteriosa 'anima' che è oltre il cosmo, oltre il sensibile e i suoi inganni.

Ecco, se si scoprirà che davvero l'anima, concetto di cui non hanno predicato profeti ma scritto poeti, non esiste, io avrò sprecato tutta la mia esistenza.

Tu che ne dici?

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