Tuesday, 3 May 2011

I libri

Da bambino capitava che ogni tanto sfilassi uno dei libri della biblioteca del babbo e che cercassi, in quei volumi sicuramente importanti, qualcosa da capire.

Io volevo sapere, pur non sapendo cosa questo significasse!

A smuovermi erano sicuramente le parole di mio padre, il modo in cui parlava dell'intelligenza, il disprezzo che aveva della stupidità.

Leggevo, ovviamente, senza alcuna ragione.

Si impara d'altra parte che nei libri ci siano semi di conoscenza molto prima di riuscire, leggendoli, ad apprendere alcunchè, e sicuramente quando ancora non si ha idea che certi argomenti sono intrinsicamente difficili, e che la complessità non riguarda solo il linguaggio, ma proprio le idee in sè stesse.

Stasera, mentre tornavo a casa, mi sono venuti in mente due di quei libri capitati per caso nelle mie mani.

Il primo era un trattatello di Hermann Hesse.

Vi lessi una massima sulla religione: secondo lo scrittore, perfino lo spirito del sacro, se spinto all'eccesso, deviava verso l'iniquo, l'empio.

In me, bambino di forse sette o otto anni, quell'affermazione, non poteva giungere netta, chiara, comprensibile se non attraverso la scrittura, altrimenti, in una situazione che avesse coinvolto più voci, sarebbe stata contaminata da agitazione, insulti, minacce.

Negli anni seguenti avrei vissuto, in prima persona, cosa significasse mettere in discussione l'autorità della religione: l'innocenza del colloquio incomprensibile tra un bimbo e un saggio, mi sarebbe allora tornata alla mente, e avrebbe fatto da scudo rispetto un iroso prete che pubblicamente si faceva gioco di me e dei miei tentativi di protesta.

Il secondo pensiero l'ho rivolto a Freud, a un suo pensiero sulla morte.

L'idea dello psicanalista austriaco mi pareva assurda, eppure oggi vi trovo un briciolo di autentica verità.

La morte, era questo il nocciolo della sua discussione, non giunge finchè rimaniamo attaccati alla vita: in un certo senso decidiamo noi, abbandanando le forze, di spegnerci.

Mi sembrava, allora, un'autentica idiozia: ma come, se ti arriva una picconata in testa muori per forza!

Non era, a quei tempi, la mia mente agile abbastanza per cogliere, in un'affermazione sicuramente esagerata, quella sfumatura sottile che solo la sorpresa, il mettere in moto rapido la nostra mente per controbattere un'esagerazione, un crescere a dismisura della sicurezza in noi stessi, facendo cambiare la nostra prospettiva, ci permette di intravedere.

Anche quello avrei capito.

2 comments:

  1. Vorrei anche io aver cominciato cosi presto a leggere.

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  2. Ho avuto la stessa esperienza con la libreria di mio padre e spesso mi ritornano alla mente le frasi colte sia nelle pagine che nelle sue parole.
    Alcuni dubbi di allora restano, altri si sono dipanati. La sua coscienza e la mia si sono intrecciate ma quello che più ho amato è che mai mi è stato imposta una "verità".
    Un abbraccio
    Joh

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