Saturday, 28 May 2011

Due sogni e tanto mal di schiena

E' stata una nottata un po' travagliata quella che mi ha accompagnato fino a stamattina.

Ieri sono tornato molto tardi, e con ancora il ronzio di un'emicrania insolente nel cranio, e la schiena era un dolore distribuito a macchia di leopardo dalla lombare al collo.

Ho scelto un disco facile per la notte, e stringendomi al piumone, è tornato il freddo qui, mi sono lasciato precipitare in quel mondo in cui leggi diverse dalle nostre esistono, e nelle quali esploriamo protasi e apodosi ...

Nel primo sogno mi trovo a Milano, davanti alla lunga cancellata della mia facoltà.

Io sono il Gio di questi giorni.

Trovandomi in quel luogo, anche se ormai tutti i miei amici, perfino quelli che sono rimasti a lungo in Italia a fare ricerca, hanno ormai abbandonato quell'Università, sento l'irresistibile bisogno di entrare, tornare ancora una volta in quei corridoi male illuminati, e sbirciare nelle aule, cercando una voce conosciuta, o solo l'atmosfera di quegli anni lontani.

Mi sorprendo di trovarvi Giacomo, un mio caro amico d'infanzia.

Giacomo è stata la prima persona cui abbia associato quella parola, 'intelligenza', che nei discorsi di mio padre suonava sempre autorevole e anche un po' maledetta.

Da bambino lui faceva le cose in modo diverso da tutti gli altri: non amava il pallone, ma preferiva parlare delle sue passeggiate nei boschi, ed aveva uno spirito d'osservazione eccezionale, che lo portava ad esempio a scegliere non a casaccio un quaderno, una penna, o a pensare prima di decidere.

Giacomo si è, nel sogno, appena iscritto a Fisica.
Se ne sta li, a un tavolino, a studiare le proprieta algebriche degli anelli, e sembra un po' perplesso.
Mi chiede un'opinione in merito.
Per prima cosa gli dico che è davvero notevole che lui stia già studiando, siamo solo ad ottobre, quando di solito si aspetta solo un mese prima degli esami per buttarsi anima e corpo nei libri, e poi passo a spiegargli che, a mio modo di vedere, per quanto riguarda le proprietà algebriche ...
Sto per esporre la mia idea, che banalmente vuole esprimere la volontà di estensione all'intera classe degli interi delle proprietà ovvie di distribuzione, associatività e commutatività che possiamo 'vedere' su insiemi finiti e particolari, che due ragazze ci raggiungono al tavolo, e ci sommergono di parole, parole ...

Parlano di Berlusconi: lo detestano, quanto me, ma davvero hanno perso il senso della misura.
Mi rendo conto che perfino a lezione seguono non il professore, ma le ultime su quel nanerottolo con i loro palmari.
Una grande tristezza cala nei miei pensieri.
Quel farabutto, mi rendo conto, è stato un abile stratega: è riuscito a portare la battaglia politica nel terreno a lui congeniale, quello del gossip, quello del tifo calcistico.

Nel secondo sogno sono in un parco.
Qui trovo Lucia, una ragazza misteriosa che non posso dire di conoscere bene, ma che sicuramente ha dei tratti di genialità, ma anche moltissime insicurezze e un oceano di nodi in testa.
E' una ragazza di 25 anni, vale a dire abbastanza più giovane di me, eppure già matura, paradossalmente per non aver vissuto tutto un numero di esperienze.
Un po' come me.
Proprio in virtù della sua complicatezza mi piace, e anche se non ci sentiamo molto spesso sono sempre felice di scriverle, di leggere dei suoi progressi negli studi e del tribolare in un mondo che non la capirà mai, perchè anche lei ha quel seme di diversità che forse il caso getta in ognuno di noi, tutti abbiamo esperienze più o meno traumatiche, ma che solo in alcuni germoglia, fino a contendere linfa vitale, e forse divorare il suo ospite.

Non mi ricordo neppure se c'abbia provato con Lucia, ma di certo, sdraiati vicini, all'ombra di un albero generoso, sento per lei un'attrazione fortissima.

Mi parla senza guardarmi.

Mi fa capire d'avere una mezza storia con un ragazzo.
E nelle sue parole è chiaro che è stata la paura della solitudine a spingerla a concedersi a quello, e che non riesce neppure a fissarmi negli occhi per la vergogna della sua debolezza.

Non ci siamo mai toccati fino ad oggi.

Le sfioro un braccio.
La sento sussultare.

Le parlo un poco, e poi la prendo per la mano.

Si alza di scatto, ancora senza guardarmi.

Tenendomi per la mano, mi porta fino ai bagni pubblici, che sono enormi e deserti.
Assieme entriamo in uno dei cubicoli, sempre senza scambiare neppure una sillaba.
Mentre si sbottona la camicetta, e le mie mani sono ormai scivolate fino mutandine e le mie dita sono già bagnate del suo odore, prende il telefono e lo chiama.

Risponde un suo amico, gli spiega che lui, Nathan (come mi sia uscito questo nome resta un mistero), è andato a fare jogging.

Lei allora spegne il telefono e avvinghiati in quello spazio ristretto facciamo finalmente sesso.

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