Monday, 18 April 2011

I rimedi

Quando ero bambino, o adolescente, o giovane uomo e capitava di star male fisicamente, mi aiutava il pensiero del domani.

'Tra una settimana staro' meglio'.

'Tra venti giorni saro' fuori dall'ospedale'.

'Tra due mesi tornero' a vedere bene'.

Ma anche, quando capitava di dover fare un esame particolarmente doloroso, dava coraggio un

'Tra dieci minuti sarà tutto passato'.

Fisicamente sono un ancora un disastro, roba da museo degli orrori o da Area 51, e tuttavia è da anni che non ho esperienza diretta di dolore atroce, se si escludono i postumi di un incidente in moto e di altre sciocchezze simili, o timore di una morte improvvisa, consapevolezza di vivere una situazione di emergenza continua.

E poi invece c'è questo mal di vivere.
Che non mette a repentaglio la mia sopravvivenza.
Che non mi fa gridare dal dolore.
Che non mi fa tremare dalla paura.

E per il quale il rimedio 'quando te ne sarai andato andrà meglio' non consola minimamente.

Il mio dolore ormai vive di rendita.
E' un usuraio violento quello cui ho chiesto aiuto.
E ora, ovunque vada, mi seguono i suoi aguzzini, i suoi scherani maledetti.

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