Sunday, 10 April 2011

Centomila immagini

Viaggiare è come girovagare in un vocabolario polveroso che troppo a lungo abbiamo tenuto, sconosciuto, in un vecchio baule, chiuso chissà dove.

E se pensiamo che la nostra mente sia troppo limitata per lo spettro infinito delle sensazioni e percezioni umane ... beh, ci sbagliamo.

La capacità d'ognuno di noi di creare, sperimentare leggi alchemiche in prima persona, improvvisare e osare, solo un lungo, monotono ripetersi di gesti e abitudini può avvizzire, e forse uccidere.

Le risorse dell'uomo vanno oltre quell'etica da buon vicinato, quelle poche nozioni da gioco di società, quel compiacersi di solo ciò che si possiede che tanto affliggono i nostri

Il viaggio, il confronto con l'inatteso sembiante di uno sconosciuto ...

I nostri sensi, ed egualmente le nostre esperienze passate, come una bussola impazzita ci trasportano allora avanti e indietro nel tempo, e un viso, un gesto, perfino un'interpretazione errata di un'immagine o un suono, innescano in noi quel miracolo che è il pensiero, la costruzione di un'emozione.

Ho visto centomila immagini, e nei prossimi giorni, che saranno densi di ansia, tribolazioni, preoccupazioni e gioia, tornerò alle più significative per condividerle con i miei amati dodici lettori che siete voi.

All'aereoporto, in partenza per Berlino, traversavo un lungo corridoio.

Portavo con me il pesante bagaglio, e lento avanzavo verso la mia destinazione.

D'improvviso, a sinistra, s'è aperto un ascensore.

E' stato forse un lampeggiante, o una fischio acuto e breve: guardando in quella direzione, ho visto, in luogo di un macchinario per le pulizie o qualcosa di simile, un letto d'ospedale, di quelli con le ruote, di quelli che portano in sala operatoria o in rianimazione.

Uno di quei letti.

Uno di quelli nei quali il mondo sembra interdetto.
Uno di quelli nei quali sei tanto debole che le coperte pesano e soffocano.
Uno di quelli nei quali ti senti prigioniero.

Conosco bene l'essere in bilico tra la certezza di un male perpetuo e l'incertezza di una cura che, comunque, non è mai indolore.

Ho affrettato il passo.

Porto tutto con me: il ricordo di un'infanzia stracciata, i segni di un'adolescenza che non si è mai espressa, la consapevolezza di un giovane diverso, e duro e tenero allo stesso momento.

L'eco che dal passato mi torna indietro, mi sussurra del mio futuro.

E proprio come i miei giorni trascorsi, è pieno di fratture, è sconnesso e ruvido.

E proprio come i miei giorni trascorsi, è meraviglioso.

[Questo 'meraviglioso' non si riferisce all'eventualità di ottenere quel lavoro per il quale ho attraversato l'oceano, purtroppo sarà durissima. Semplicemente, cambiando prospettiva, ho rivalutato la mia esistenza.].

5 comments:

  1. Mi piace la sensazione di consapevolezza che pervade il racconto, l'idea che il viaggio più lungo lo hai percorso dentro te stesso.

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  2. non riesco a commentare...ma mi ha toccato molto...

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  3. a proposito...quello è Ulisse della famosa serie televisiva anni 70 credo...è così che ti vedi? come un moderno navigatore alla ricerca della sua Itaca?

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  4. Brava Kamala, è proprio quell'Ulisse :-)

    La cosa più stupefacente dell'eroe omerico è che lui ha si il desiderio di Itaca nel cuore ... e però ancora più forte è l'attrazione per lo sconosciuto.

    Il richiamo delle Sirene è irresistibile e mortale: io come Ulisse voglio sentirlo e non esserne sopraffatto.

    A presto!

    Gio

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