Tuesday, 29 March 2011

Un altro incubo

Una nottata terribile.
D'altra parte come attendersi altro quando la si affronta sulle note di Camille Saint-Saëns?

Sono seduto presso un tavolino all'aperto, nel parco nel quale è immerso il mio condominio.
E' l'ora del crepuscolo, e con mia madre chiacchiero del piu' e del meno, tranquillamente.

A un tratto lei mi abbandona, per raggiungere mio padre che si trova piu' in alto, seguendo la collina, dove c'è la fermata del bus.

Da solo aspetto che la sera scenda, e con essa vedo arrivare anche una pioggia insistente, molesta.

Da lontano vedo le finestre del mio appartamento: sono l'uniche, tra tutte, con le luci accese.
Io pero' sento che quella non è piu' casa mia.
Anzi ... perfino il parco non è piu' quello che conosco, e diventa intricato come una foresta, e suoni lugubri rimbombano nelle mie orecchie.

Fa freddo, e decido di salire verso la collina.

Faccio pochi passi, e m'accorgo che un figuro, in un impermeabile avvolto, sta pure risalendo il sentiero.

Allora mi ricordo che un assassino ha già colpito numerose volte per quei viali, e con il cuore in gola affretto il passo.
Ogni volta che mi giro, tuttavia, lui è sempre li, alle mie spalle, sempre piu' vicino.

Quando ormai mi è addosso ... mi ricordo che io sono l'assassino senza pietà che tanti innocenti ha ucciso.

2 comments:

  1. credo di si Gio.... tu "tagli" la possibilità di farti avvicinare. E' come uccidere le persone.

    Ti ricordo il flash dell'aspirapolvere?...
    :o))
    Joh

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  2. Concordo pienamente con Johakim, aggiungendo solo un particolare: tu stai uccidendo solo te stesso, in definitiva. Non credo che lo meriti, sinceramente.

    Giancarlo

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