Saturday, 19 March 2011

Ti ho sognato stanotte.

Ti ho sognato stanotte.

Alla colonna sonora in questo caso ci pensavano Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, e decidevano per un loro disco degli anni '80, The Game.

Così, mentre nella stanza il basso teneva il ritmo riconoscibilissimo di 'Another One Bites the Dust', io mi addormentavo.

E tu venivi a trovarmi.

Tu esisti, e molto probabilmente leggerai queste righe, visto che non è raro per te passare di qui, anche se poi non mi scrivi mai nulla.

Quasi ogni giorno, dando un'occhiata ai miei visitatori, vedo contatti da questo indirizzo IP, e mai a questo è associato un messaggio, un commento.

Oh, non temere: non sono un hacker, nè ho un interesse nel rintracciarti.
Per nulla.

Solo, soprattutto inconsciamente, mi sono fatto delle domande circa come possa essere una persona che segue con regolarità quello che scrivo, di malattia e sesso, di incubi e storielle folli, senza però voler dire nulla di sè.

So bene che potrei metterti a disagio scrivendo un messaggio simile, ma non ce n'è motivo: l'anonimato non può essere violato, e come proteggo la mia privacy, così tengo a quella del prossimo.

Però chissà, forse ti interessa sapere come ti ho sognato, no?

Tu sei una ragazza come me.

Una ragazza sulla quale il male ha lasciato il proprio marchio, solo meno irascibile, emicranica, collerica, irrequieta, patetica di me.

Io non riesco a soffrire in silenzio: quello che non dico a chi vive attorno a me, lo devo dire qui.

Tu invece no.

Tu vieni qui per vedere come sta il tuo compagno di sventure Gio, e forse soffri e gioisci con me, ma la tua riservatezza così femminile ti trattiene, e ti immagino alla volte essere li per li a scrivere un commento, e poi rinunciare, pensare che no, quello che hai da dire sicuramente non interesserebbe a nessuno, e che ti vergogni, e temi, quello che senti.

Ecco, questa è ho sognato stanotte.

Ti ho accolto nel mio sogno.

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