Thursday, 17 March 2011

Sognare Renzo Rossi

E' sera, e con Renzo Rossi, Hajer Fezzani, la tunisina recentemente salita agli onori delle cronache perchè indicata come coordinatrice della Lega nord in un paesino lombardo, e suo figlio adolescente sono in una strada desolata, forse nella periferia di una grande città, in una zona di industrie dismesse e malinconia densa.

Sotto un lampione, la luce al neon rischiara a malapena quell'angolo di nulla, discutiamo.

Renzo Rossi, un sostenitore Padano, è adirato dalla scelta dei suoi colleghi di partito, e inveisce contro Hajer e suo figlio.

Io, che personalmente il Rossi lo vedrei bene a fare il minatore, in quel momento capisco che entrare con violenza nella discussione non porterebbe alcun beneficio.

Mi rendo conto che la situazione è a un tal punto da essere, per cosi dire, non lineare: se pure la direzione in cui voglio andare è 'A', non è forzando in quel verso che potro' raggiungerla.

Mi sforzo, per quanto sia in mio potere, di far capire quanto sensata sia stata la scelta, che in verità mi lascia piuttosto sbalordito e almeno sorpreso, e non intendo la decisione di indicare una donna tunisina per quell'incarico, ma piuttosto la sua intenzione di accettarlo, e chiedo a Rossi di guardare quel ragazzo, e di spiegarmi cosa ci sia di sbagliato in lui, e cosa in una madre cosi determinata e capace, ad esempio, di imparare una lingua e una cultura diversa dalla propria.

Rossi borbotta qualcosa, e quindi se ne va.

Restiamo noi tre, e io mi sorprendo della sicurezza dei miei due compagni circa la scelta di essere leghisti.
Ingenuità?
O forza?

Mia o loro?

Ecco che arriva mio padre.

Come al solito, è solare, e gentile con i nostri due amici: lui l'è sempre stato con tutti, specialmente con i bisognosi.
Tira fuori un giornale e, tenendolo aperto davanti a sè, ne mostra una pagina ad Hajer.
Non faccio in tempo a dare un'occhiata al quotidiano che un tizio, sbucando dal nulla che è tutt'intorno a noi, tira un pugno in faccia a mio padre che, coperto dal giornale, non vede il colpo, e non puo' schivarlo.

Crolla allora a terra, ma non è in condizioni critiche, e allora io lo lascio alle cure di Hajer e mi metto alla rincorsa di quel farabutto.

A fatica, siamo in prossimità della banchina del porto, lo raggiungo.

Lo agguanto, gli tiro un paio di cazzotti e gli levo il passamontagna che gli celava il viso: non riconosco l'aggressore, è un uomo sulla cinquantina con barba incolta e due baffoni

Lo sto ancora tenendo immobilizzato, e il cane dovrà pagare per aver fatto male a mio padre, e non sa quanto mi divertiro' con lui, che il mio babbo ed Hajer mi raggiungono.

Il mio babbo lo conosce quel tizio: è un ex calciatore del Cagliari, una persona benvoluta da tutti.
Di sicuro, mi dice, mi sono sbagliato, non è possibile che sia stato lui a colpirlo.
Insomma, mi obbliga a lasciarlo andare.

Tutto svanisce cosi, e io resto con un dubbio nel mio cuore: ho picchiato un innocente? Oppure mio padre si è lasciato ingannare?

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