Saturday, 5 March 2011

Non possono capire quello che non conoscono

I mediocri ...

Oh, avrete notato questo lieve cambiamento di registro: temo sia definitivo, ma non pensiate neppure per un istante che mi riferisca a uno dei miei dodici lettori.

Tutto il mio disprezzo va distribuito invece ai manichini che ho la sventura di incontrare ogni giorno, non alle poche persone che frequento nè tantomeno a voi.

Mia sorella, da liceale, ebbe un professore di italiano che la faceva diventare pazza: per lei quello aveva qualcosa di piu' acre che non quella sollecitudine severa che è comprensibile, e che è il nucleo del detto latino 'qui bene amat, bene castigat'.

Era, quella malignità spuria, qualcosa che sconfinava nella piccolezza di dispetti continui, minuscole umiliazioni, sottili trabocchetti, e che traeva forse da una sostanziale, e giustificata, frustrazione.

Il mio babbo, per rincuorarla, era solito dirle che lei, di li a pochi mesi, avrebbe abbandonato quel piccolo liceo di provincia, e sarebbe andata all'università, avrebbe ottenuto un titolo importante ... mentre lui, il grand'uomo solo a cospetto di fanciulli, sarebbe rimasto quello che era: un mediocre professorino.

Tra le innumerevoli lezioni che nostro padre ci ha impartito, questa è una delle piu' consolatorie, e sagge, diversa dalle altre centomila con le quali, piu' spesso con l'esempio che con le parole, ci ha istruito.

(PS: avere un padre con due palle d'acciaio è un'altra di quelle cose che ho sempre considerato un privilegio, dimenticandomi perfino quanto sia invece difficile alle volte avere una figura di riferimento cosi enorme, non raramente dura e sempre intransigente: come per il male, derubrico anche questo dai miei vantaggi sleali).

(PS: di mia madre non parlo quasi mai, lo so. Non deducetene nulla, please).

In sella alla mia moto sono salito fino ai 2500 metri del Furkapass.

Non credo che molti nelle mie condizioni ci siano mai arrivati: 45 chili per 185 centimetri, una ridicola capacità polmonare del 42% di uno con quel peso e quell'altezza, un foulard nero al collo.

Prendevo cartoline, quando arrivavo in vetta, e le donavo alle persone cui volevo bene.

Che sciocco che ero.

Come potevano capire cosa significasse per me salire quei fottuti 2500 metri, dove già iniziavo a far fatica a respirare e i pirla mi prendevano in giro?
(altro che ironia ... oggi li manderei all'inferno senza troppi convenevoli).

E io cosa volevo dir loro?

'Guarda, sono arrivato fin qui ... e ho pensato a te'.

Io devo cercare tra i diseredati, i deformi, i derelitti, gli emarginati, i disprezzati, ... e i miei preferiti, i poeti, i miei compagni.

Sono loro quelli che conoscono il senso e il peso delle parole, dei gesti.

Il resto è tempo perso.

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