Thursday, 3 March 2011

La dodicesima notte

Tutt'intorno alla città, la notte, punteggiavano l'oscurità i sinistri fuochi del campo degli assedianti.

Dall'inizio della guerra s'erano strette a morsa le salmerie, avvicinandosi fin sotto le alte mura, ed erano ormai un'iride infiammata stretta attorno una sottile pupilla nera.

Nella capitale di un impero ormai morente, cittadini affamati e infiacchiti dalle pestilenze, fame e paura a dilagare nelle strade, s'aspettava solo la fine.

Il saccheggio, che non avrebbe risparmiato neppure la sacralità dei tempi, e avrebbe fatto macello di vergini, vecchi e bambini, era ormai atteso spasmodicamente dalla popolazione : il pericolo della morte, la consapevolezza di un futuro nel migliore dei casi da schiavi, e tutto quello che nelle prime settimane dell'assedio aveva spinto ad atti di eroismo e abnegazione, erano ormai preferiti a un presente d'agonia insostenibile.

Solo lo Ierofante e poche centinaia di seguaci, ormai, sembravano credere ancora alla profezia della dodicesima notte di luna piena, e a fatica, e solo con la minaccia delle armi, impedivano alle migliaia di disperati di aprire le porte della città agli invasori.

Quella notte, la notte del dodicesimo plenilunio, all'altare del tempio di Pallade Athena, pregava fervidamente la Glaucopide lo Ierofante ...

4 comments:

  1. Eccolo che torna alla storia. E' proprio vero che "non ti si sta dietro" amico mio ;)

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  2. Maraptica, ogni volta che leggo un trattato di storia bizantina, ho gli incubi la notte.
    Allora ieri sera, invece di continuare la lettura dei giorni scorsi, ho deciso alloradi immaginarmi un epilogo un po' diverso.
    Non mi riferisco espliicitamentee, è ovvio, alla nostra Bisanzio, e la mia è un'Ucronia ... ed è solo accennata!

    Ma chissà, un giorno forse ci tornero' sui :-)

    Un saluto a voi!

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  3. Tutte scuse EuGIOnio, tutte scuse...

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