Sunday, 6 March 2011

I miei esami universitari: Analisi I, quarta parte

Lo ricordo bene quel periodo.

Pochi giorni prima dell'esame, su un vagone della metropolitana, mi ritrovai con due compagni di corso: parlavamo dei nostri dubbi, delle nostre piccole e grandi incertezze.

A quei tempi non potevo saperlo ovviamente, ma noi tre rappresentavamo davvero tre destini diversi e distanti: uno sarebbe diventato il piu' brillante del nostro anno, il secondo viceversa avrebbe di li a poco abbandonato la nostra facoltà ... e poi c'ero io, e tutto quell'universo di pensieri paralleli ed elucubrazioni oscure e spezzate che occupavano la mia mente e popolavano i miei incubi.

Con il primo non riuscii mai ad entrare in confidenza, per quella certezza che avevo in quegli anni di essere solo un fastidio per gli altri.

Dall'altro invece mi tratteneva lontano la certezza di una debolezza, sua, di struttura rigida ma fragile, di quelle che non si possono deformare e finiscono in mille pezzi quando urtano contro un ostacolo, proprio come il guscio di un uovo, o la superficie vetrosa di un bicchiere.

...

Il giorno dell'orale ci ritrovammo, a decine, al secondo piano del dipartimento di matematica.

Ricordo con affetto e nostalgia la semplicità di quei giovani, io ero uno di loro, seduti per terra, zaini usato a mo' di cuscini, bottigliette d'acqua sparse qua e la sul pavimento, e ovunque fogli volanti per l'ultime ripassate ai teoremi piu' temuti ...

[Io ne temevo uno sulle funzioni inverse se non ricordo male]

Sull'ampia scalinata si stava piu' comodi, ma non si voleva correre il rischio di perdere la chiamata, e allora si stava stipati in quei metri quadrati davanti l'aula dove stavano i professori li caldo e l'afa erano insopportabili ...
In quello spazio ristretto, dove erano raggruppate tante belle e giovani menti, si condivideva, tutti, un'ansia che ora che sono dall'altra parte della cattedra trovo un po' eccessiva, eppure meravigliosa.

L'attesa fu lunghissima: nonostante i miei chiari problemi di salute comunque non cercai una scorciatoia per essere chiamato per primo, per rubare il posto a chi l'elenco alfabetico o la sorte avevano messo davanti a me.

Solo in rare occasioni, quando davvero è stato necessario, ho chiesto umilmente di poter avere un'agevolazione logistica per compensare i miei limiti fisici.

E proprio perchè raramente l'ho cercata, l'ho sempre ottenuta, e anzi ho trovato nell'altro piu' di quanto non fosse lecito attendersi ... ma per saperne di piu' dovrete aspettare che racconti di uno dei miei ultimi esami, quello di chimica che, ahimè, mi trascinai fino alla fine in virtu' di un disinteresse veramente spocchioso di cui dovrei un po' vergognarmi.

A un certo punto, era forse l'ipoglicemia ad essersi impossessata di me, mi parve addirittura di vedere Silvia, vestita di nero, camminare tra di noi: certamente non era lei, che forse in quel momento era occupata a preparare un suo esame, o piu' probabilmente a prendere il sole ad Ibiza, ma quella bella ragazza mi ridesto' un attimo da quel mare di lemmi e corollari, e mi diede un motivo valido per quella tachicardia insistente.

2 comments:

  1. Si ricorda sempre con nostalgia gli esami, l'Univesita', certi momenti del passato che si tende a vivere frettolosamente e poi, ad anni di distanza, si vorrebbe poterli rivevere con la consapevolezza e l'esperienza.

    ReplyDelete
  2. Vero :-)
    Per questo è bello ricordare e ravvivare: per rivivere, in qualche modo.
    Ciao :)

    ReplyDelete