Wednesday, 30 March 2011

Giocare a pallone

Quello che mi propongo di fare non è diverso da quanto, in passato, ho già dovuto praticare.

Da bambino amavo giocare a pallone.

Avevo tutta la grinta che mi sarebbe stata preziosa poi, negli anni della malattia, e passavo i miei sabato pomeriggio, le mie lunghe domenice, tirando calci al campo dell'oratorio.

Poi ho dovuto smettere, di colpo, quando nella mia vita è entrato in gioco un attore malato di protagonismo.

Sognavo di giocare, e se vedevo un pallone rotolare in un campo ... desideravo ardentemente di correvi dietro, come facevo prima, come facevano gli altri.

Un giorno, era passato il momento critico, tornai su un campo da calcio.

Irriconoscibile, mi piegava una corsa di pochi metri, e il cuore impazziva a ogni minimo scatto, e mi mancava subito il respiro ... e non stavo che abituandomi ad essere me stesso.

Piegato sulle ginocchia, con i gomiti a terra, il capo chino sulla polvere, i polmoni contratti dalla sete d'aria, forse piangendo, con le residue forze bestemmiai quel Dio malvagio che m'aveva fatto tutto quello.

La mia rabbia non ne usci' minimamente alleviata.

Avevo 11 anni, e per anni ancora a venire avrei rimpianto il pallone, quella sensazione di leggerezza che da la corsa, il saltare spensieratamente, la gioia d'avere un corpo sano, fedele esecutore dei nostri desideri.

Oggi il calcio mi disgusta.

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