Monday, 28 March 2011

Angoscia

Sono in un letto d'ospedale, e poggiato ad uno schenale reclinato parlo sottovoce con mia sorella.
La stanza è poco illuminata, e al mio fianco riposa un altro malato.

D'un tratto prende a parlare nel sonno e dice 'La guerra del Peloponneso l'ha vinta Atene!'.

Io guardo mia sorella e non posso che negare quest'affermazione.

'No, la guerra la vinse Sparta!'.

Allora lei, semplicemente, mi chiede di raccontarle come ando' ...

Sto per iniziare il mio racconto, quando non sono piu' Gio, in una stanza d'ospedale, ma uno spettatore di quegli accadimenti remoti ...

La prima scena è presso una fattoria.

Qui un gruppo di uomini armati di spade e bastoni, lottano contro dei leoni che da dei cespugli, nascosti nella vegetazione, minacciano il bestiamo e gli stessi uomini.

Alla fine i contadini riescono ad avere la meglio, ma uno dei loro ha una lieve ferita ad una gamba.

In quei tempi lontani, tuttavia, perfino una ferita cosi superficiale rappresentava un concreto pericolo di morte, e io ne sono ben consapevole.

La scena cambia.

Sono ancora in una fattoria, una di quelle agli estremi confini del dominio ateniese.

Li la prima invasione di Archidamo sorprese i contadini, che fuggirono mentre alle loro spalle s'alzava il fumo nero delle case in fiamme, e i cadaveri carbonizzati dei vecchi, degli infermi ... e tutto quello che, leggendo sui libri non avevo visto, lo vedo adesso.

Un istante, e sono in una città affacciata sul mare.

Io, come spesso capita, nel sogno riesco a volare, e cosi, mentre i miei genitori e mio fratello sono in città a fare spese, io libero nell'aria infinita faccio mille giri.

E' proprio cosi che mi rendo conto che uno tsunami sta per abbattersi sulla costa.
Allora mi precipito in città, a dare l'allarme.
E cerco i miei famigliari, e li imploro che si aggrappino a me, che in volo, almeno loro, li riusciro' a portare in salvo.

Stretti a me, nonostante il timore di vederli precipitare al suolo sia enorme, riesco a portarli su un alto scoglio, dove una ragazza con le cuffie nelle orecchie, come se nulla fosse, balla allegramente.

I miei sono salvi ... solo mio fratello ha una lieve ferita a una gamba, identica a quella del contadino d'Attica di qualche secolo prima.

Ma li c'è mio padre, sarà lui a prendersene cura.

Io devo tornare in città, dove il disastro si sta compiendo.

Mio padre mi sconsiglia di partire, ma nulla puo' danneggiarmi, perchè io sono invulnerabile, e potrei aiutare gli altri.

In picchiata, scendo in quella che era la città, ed ora è solo macerie.

Nell'acque vedo decine di cadaveri di bambini appena nati, già senza vita.
La loro pelle è azzurra, ed è solo adesso che mi rendo conto di cosa davvero sia successo in Giappone, dove qualcosa di non troppo diverso è accaduto.

Riesco a trovare due bimbi agonizzanti.
Premendo sul loro torace riesco a liberarne le vie respiratorie, e quelli tornano alla vita.

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