Friday, 25 February 2011

You can't talk to Al-Jazeera!

Oggi sono tornato a casa nel primo pomeriggio.

Non si conclude il venerdi la mia settimana lavorativa in questi mesi, e però avevo davvero bisogno di riposo.
Giunto a casa, ho dato un'occhiata alle ultime notizie in arrivo dalla Libia.

Seguo, in questi casi, soprattutto la diretta su Al-Jazeera.

Particolarmente interessante, e tremendamente drammatica, è stata l'intervista telefonica con un attivista libico presente sul suolo insanguinato di Tripoli, o comunque di una delle città che, in questi giorni, vivono un'esperienza che oscilla tra guerra civile e mattanza di tipo mafioso.

L'intervistato sapeva esprimersi in un inglese più che discreto, ma un interprete dall'arabo gli permetteva di parlare nella propria lingua, guadagnando in termini di rapidità e precisione.

Mentre così, con una qualità audio scadente in virtu' della sovrapposizione di queste due voci, l'intervista andava avanti, e si citavano fatti già conosciuti, un urlo severo, un vociare concitato e fanatico, catturato dal microfono del telefono del libico, ha interrotto la conversazione.

Un attimo di silenzio, e di disorientamento in studio, rotto dall'agghiacciante traduzione di quelle grida, da parte dell'interprete.

'You can't talk to Al-Jazeera, you can't talk to Al-Jazeera!'.

Nessuno ha più risposto alle domande della cronista che, dal suo studio elegante, perfettamente occidentale, parlava di un angolo di mondo non remoto, eppure teatro di una tragedia sconosciuta da decenni alla nostra Europa.

[Ovviamente potrebbe essere una montatura, ma io non sono propenso a crederlo].

2 comments:

  1. è la morte "nel dettaglio" che è attroce.
    sono cosi stanca.

    love, mod

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  2. E anche il fatto che la morte, o comunque una violenza brutale, possa precipitare in un secondo nelle nostre vite.

    Ciao bellissima Mod

    Gio

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