Sunday, 27 February 2011

Un sogno completamente privo di senso

Questa volta davvero il mio sogno non ha nè capo nè coda.

Nè ha senso alcuno scriverne: manca un intreccio interessante, non c'è sentimento, è solo un disordinato accumulo di immagini più o meno nitide e poco altro.

Sono con i miei colleghi, al nostro dipartimento.

Il direttore del nostro gruppo di ricerca ha un'importante notizia per tutti noi: d'ora innanzi non ci occuperemo più di scienza, ma saremo tutti coinvolti nell'allestimento di una trasmissione televisiva, un gioco a quiz in stile 'Trivial Pursuit', con particolare attenzione su argomenti da Guinness dei Primati.

Io vengo scelto come presentatore, e la cosa, devo confessarlo, mi infastidisce non poco.

La formula del gioco è la seguente: un numero di concorrenti, 5 o 6, vengono estratti a sorte tra il pubblico che assiste allo show, mentre un ultimo partecipante è un volto noto del mondo dello show business.

Prima dello show, con i colleghi, ci concediamo un attimo di relax in una sala giochi in tema con l'oggetto del nostro spettacolo: un enorme tavolo da ping pong, largo come uno normale ma dalla lunghezza di decine di metri, uno sproporzionatissimo biliardo sono in quella sterminata stanza, e per quanto uno provi a giocarvi nulla si riesce a praticare date le dimensioni folli.

A uno squillo di trombe, torniamo tutti nello studio di registrazione: si comincia.

Io sono davvero imbarazzato: dovrò improvvisare tutto, e stare sotto i riflettori, che per altro continuano a muoversi in modo casuale, obbligandomi a spostarmi in continuazionem, il regista mi impone di stare nel cono di luce, mi costa una certa dose di stress.

Facciamo entrare i concorrenti, e io devo mostrarmi simpatico e gioviale, mentre in verità vorrei solo sparire.

Il momento più assurdo corrisponde all'entrata in scena del 'Vip': è un tizio che tutti conoscono, eccetto me, che di fatto però sono l'unico che deve intrattenerlo, inventandosi sul momento domande circa i suoi progetti di lavoro, sul gossip che lo vede protagonista, e così via.

In un attimo di pausa, durante un break pubblicitario, prendo la via della porta e scappo giù in città.

Prendo un autobus, e li ritrovo un'amica.

E' nervosa, decisamente.

Mi viene in contro con uno sguardo severo, quello di chi sta per fare un discorso pesante, e che è pronto a lottare per sostenere le proprie idee.

Mi dice che mi vuole come partner per una storia puramente sessuale, e sottolinea che non è interessata in nessun tipo di legame affettivo.
Evidentemente credeva che io, viceversa, fossi interessato ad altro: stupito, da una parte contento della sua offerta, ma dall'altro sentendo di doverle dire che io per lei non ho mai provato altro che una sincera, dolce amicizia, penso al da farsi ...

E mi sveglio nel gelo della mia stanza.

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