Wednesday, 9 February 2011

Un lavoro facile facile

A volte mi sembra perfino troppo facile.

Il mio, sia chiaro, è un mestiere serio: comporta studio accurato di ogni dettaglio, meditazione prima dell'operazione, nervi saldi durante le applicazioni pratiche, senso critico, sempre, non meno che l'essere un chirurgo, un avvocato o un imprenditore.
Diversamente da quanto si potrebbe pensare, inoltre, ho degli standard, e qualcosa di non troppo diverso da un'etica: proprio per questo, alle volte, mi sembra di rubarli, i soldi che guadagno.

Dicevo prima che il mio è un lavoro, non un hobby: non ho mai ucciso per divertimento, nè mi è neppure passata mai per l'anticamera del cervello l'idea di risolvere questioni personali a revolverate.

Io uccido esclusivamente su commissione, e solo se nulla lega, all'apparenza, me e la mia vittima.

Ma come si assolda un assassino professionista?

E' un lento avvicinamento quello tra me e il cliente: molto piu' prudenza è richiesta in questo processo che non nella pianificazione ed esecuzione della mia missione.

Io ho un blog, su internet, in cui parlo della mia vita: solitamente scrivo di donne, malattia, solitudine. Tutte componenti, queste, effettivamente presenti nella mia esistenza, eppure secondarie.

Di tanto in tanto comunque scrivo anche della mia attività di assassino a pagamento, mascherando il tutto da semplici racconti di fantasia.

Capita che comunque qualcuno mi contatti via e-mail: proprio come nei miei racconti io dissemino tra mille dettagli di pura fantasia alcuni particolari troppo realistici per essere frutto di semplice inventiva, la minuziosa descrizione di una ferita da arma di fuoco, il tempo necessario a un dato veleno per uccidere un uomo, il segreto per non lasciare tracce di un omicidio mascherato da suicidio, cosi voi, tra battutine sarcastiche e complimenti per lo stile e la facondia, mi lasciate intendere di certi aspri dissapori, di problemi irrisolvibili se non in un modo, di vendette meditate da anni e non compiute per incapacità.

C'è una netta asimmetria tra me e i miei clienti.

Io sono quello che offre la soluzione, loro, o meglio, voi quelli con il problema: quindi sta a voi fare un passo nel vuoto, venirmi incontro rischiando qualcosa.

Il passo successivo, ad esempio, prevede che si cambi registro: mi interessa sapervi davvero determinati, e che siate in grado di pagare.

E allora, visto che via mail si è sempre timorosi di essere scoperti, si passa al contatto vocale, via skype, un sistema ancora non tracciabile dalle forze dell'ordine se si ha l'accortezza di seguire certe procedure, come ad esempio cammuffare digitalmente la propria voce, usare dei proxy et similia.

Va detto che a me ben poco importa della sicurezza dei miei datori di lavoro: a me preme solo la mia, e io sono ben certo di non correre rischi nè in fase di contrattazione, nè in fase di recupero dei miei danari.

Non mi faccio mai pagare in anticipo: nel momento stesso in cui qualcuno mi contatta in modo esplicito, è nelle mie mani, e benchè il semplice ricatto non sia una fonte di sostentamento, è decisamente un incentivo a pagare in fretta.

Alle volte capita che qualcuno voglia una dimostrazione delle mie capacità prima di assegnarmi il compito per il quale intendono davvero servirsi di me: questi insospettabili uccisori di fratelli, mogli, soci in affari non si fanno scrupoli a chiedermi efferatezze brutali semplicemente per assicurarsi la mia serietà.

Avro' modo di parlare in dettaglio di alcune prodezze che questi membri della buona società mi richiedono.

Ora, comunque, voglio parlare del mio ultimo lavoro.

Mi ha contattato, un paio di mesi fa, Rita Rossi, moglie del facoltoso imprenditore e playboy Carlo.
Irritata e stanca per i continui tradimenti, mi scrisse del suo dolore, sicura che avrebbe trovato comprensione in un animo sensibile come il mio: io, che parlo sempre d'amore e solitudine, sarei stato in grado di capirla, no?

Certo.

Infatti l'ho capita proprio subito.

La mia prima replica è stata, al solito, generica: le dissi che una donna come lei, per altro molto piacente, non si meritava certo un marito simile, e che alle volte davvero sembra che certuni vivano solo per nuocere al prossimo.
Cercai, in quella mail, di farla sentire a suo agio, di instaurare tra noi un'intimità.
E lei, da autentica oca, già nella seconda mail mi confessava, tra lacrime cui non credetti minimamente, di essersi augurata, vergognandosene, la morte del marito.

Segui' una chiacchierata: la sua voce inizialmente impaurita, a pronunciare timide parole che cercavano nella solitudine, nella bellezza un punto di appoggio mentre ci inoltravamo nell'assassinio, divenne poi aspra, irosa, infuocata quando io spostai l'argomento su di lui, i suoi tradimenti.

Per centomila euro avrei ucciso un uomo viscido: confesso che non mi dispiaceva spedire all'inferno quell'edonista schifoso.

Tra tutti i miei omicidi, questo fu il piu' ridicolo.

La mia idea era di seguire Rossi mentre, con la sua auto, saliva un passo alpino dove gli avevo teso una trappola facendogli credere che una sua amante l'attesse in uno chalet. Quindi, una volta arrivato a destinazione, lontano da sguardi indiscreti, l'avrei freddato a colpi di rivoltella.

Era un tardo pomeriggio di primavera: la visibilità era discreta, s'era giusto alzata una lieve nebbia che pero' non mi dava preoccupazioni: cosi, quando Rossi con la sua Mercedes SL prese per il passo, io gli ero già dietro, al volante dell mia Alfa Romeo 8c.

La sua andatura inizialmente era tranquilla, tanto che lo raggiunsi, non volendolo, e lui mi lascio' addirittura spazio in un paio di rettilinei, quasi a invitarmi a un sorpasso.
Quando si rese conto che non intendevo superarlo, cambio' andatura, accellerando un poco il passo.

Io feci lo stesso, rimanendogli quindi a poca distanza.

Non so cosa diavolo si scateno' a quel punto nella mente di quell'individuo: non posso dire se fraintese la mia reazione, immaginando che gli stessi proponendo una sfida di velocità, o se invece si sentisse seguito: fatto sta che inizio' a sfruttare a dovere i 500 cavalli del suo mostriciattolo, cercando, invano, di distanziarmi.

In uscita da ogni tornante, ruggivano i due motori: una freccia d'argento davanti, e un dardo rosso fuoco subito dietro.

Avevo scelto, per il mio lavoretto, una strada conosciuta: e pennellavo alla perfezione quei tornanti insidiosi, ed entravo e uscivo dalle serpentine con un'abilità che mi discendeva da anni di folli corse.
A poco dunque gli servivano i 60 cavalli di differenza a suo vantaggio: le sue correzioni di traettoria erano continue, le sue incertezze, e forse anche l'emozione, gli impedivano di approfittare appieno della sua supercar.

Viceversa, L'idea stessa dell'inseguimento, il sentirsi predatore, l'odore, la sola percezione dell'odore della sua paura ... e l'adrenalina mi stregavano: dimenticai perfino la prima volta il protocollo che vuole che un assassino sia freddo e distaccato.

In quei momenti d'eccitazione violenta, volevo solo piombargli alle spalle, come un rapace che, dopo un lungo inseguimento, finalmente ghermisce la sua preda esausta.

La corsa era davvero entusiasmante: alle frenate al limite seguiva lo stridore delle sgommate, e alle sbandate controllate in curva la pressione della rapide scalate di marcia: bruciavano i dischi dei freni, e i battistrada, esausti, si facevano vapore grigio.

Avrei voluto non finisse mai ... e invece ...

Ando' a finire esattamente come avete letto sui giornali: il segno della frenata sull'asfalto, il guard rail sfondato, il volo di una decina di metri, il disperato tentativo di soccorso, la morte per dissanguamento.

Nell'intervista che i giornalisti fecero all'unico testimone del tragico evento, il pilota di quella super car rosso fiammante che per primo cerco' di portare soccorso allo sventurato playboy, si legge della spericolatezza di una - inesistente - manovra di sorpasso della Mercedes, della successiva fatica per raggiungerlo ed estrarlo dalle lamiere, deii tentativi di tamponare la ferita.

Tutto vero, a parte la balla del sorpasso.

Ho fatto davvero fatica per raggiungerlo, quell'idiota.
Dovevo accertarmi che fosse crepato, il cane: sono un professionista, io, e avvezzo ai rischi del mio mestiere non mi tiarai indietro a quella imprevista passeggiata sul ciglio del precipizio.
Non era ancora morto il bastardo.

Lo estrassi allora dalle lamiere: bestemmiava dal dolore, e la mia incuria doveva davvero torturarlo mentre, una gamba verosimilmente rotta, lo trascinavo fuori dall'abitacolo.
Era abbastanza lucido, ma con una brutta ferita che buttava fuori fiotti di sangue in continuazione.

Diagonisi scontata, prognosi ovvia: recisione dell'arteria femorale ovvero una condanna a morte senza appello.

Mentre era li che moriva davanti a me, maledicendomi e implorandomi di aiutarlo, mentre io, guardandolo, mi accendevo una sigaretta, gli raccontai tutto per filo e per segno.
Non fu molto garbato nei confronti di 'quella troia di sua moglie'.

Singhiozzo' qualcosa, le parole poi si fecero biascichii incomprensibili e finalmente tacque.

Quando ormai era già all'inferno, cercai di tamponargli la ferita, e chiamai i soccorsi.

Tutto ando' a meraviglia, e per una volta passai per un benemerito, un eroe.

Al momento di saldare il conto, Rita fece un po' la schizzinosa: dopotutto neppure lei sapeva che ero stato io ad ucciderlo, e addirittura mi incontro' nelle vesti del soccorritore del marito.

Alla fine, comunque, pago'.

Nei nostri incontri, nell'incontro con il me soccorritore intendo, fu di un'ipocrisia rivoltante: si sentiva sola, mi diceva, e in qualche modo ci ritrovammo quasi subito nel suo letto, dove forse non era mai stata abbastanza in compagnia di un amante.

E cosi, mentre il corpo rigido di suo marito se ne stava in una bella bara e lei organizzava il suo funerale, io la facevo urlare come una sgualdrinella qualsiasi.

Una sgualdrinella che pensava d'esser la piu' furba di tutte, e che era invece solo una donnetta sciocca stretta dalle mani di un assassino.

9 comments:

  1. Sei pazzo, pazzo da "s"legare :)

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  2. Adriano, che complimentone immeritato ;-)

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  3. Grazie cara, so che tu apprezzi la mia vena di follia ;-)

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  4. Suvvia collega ... ammettilo: tu mi sei collega in quanto killer prezzolato non in quanto blogger ;-)

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  5. Avevo giusto in mente una cosa....collega

    (però non è che se ti sputtani tu mo devi sputtanare pure me! :D )

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  6. Ma come collega!
    E' tutta pubblicità gratis quella che ti sto facendo :D

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  7. Vedremo cosa sarò capace di tirare fuori dal cilindro

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