Thursday, 17 February 2011

Persone

Mi viene in mente una vecchia intervista televisiva a un critico letterario.

Quel nastro ora giace forse in qualche vecchio archivio della Radio Televisione Italiana, dimenticato e negletto.

Era forse Elio Vittorini, comodamente seduto in una sedia di vimini, un bel giardino alle sue spalle, e parlava, mi pare, di Gadda.

Una premessa simile già lascia spazio a considerazioni malinconiche: perchè non possiamo dimenticare c'è stato un tempo in cui, in televisione, si parlava con garbo ed eleganza di Gadda, e s'alternavano, sugli schermi, Pasolini, Buzzati, Montale ...

La forza di un'idea, concetto questo espresso con mirabile efficacia da Russell nei suoi 'Saggi scettici', non si commensurava con la foga di chi la sosteneva, ma con la sua consistenza logica.

E se erano semplici opinioni quelle che si proponevano, da un parte non c'era imposizione, dall'altra non un rifiuto categorico: il fanatismo non albergava in quelle figure immense, che pure raramente parlavano all'unisono.

La favola di Esopo, quella della rana che volle farsi bue, mi sembra naturale accostarla a chi cita Socrate e Cristo per associarne le vicende giudiziarie a quelle di un primo ministro vizioso e inetto: e allora tutto questo sporcare il prossimo senza vergognarsi di dover sguazzare nell'immondizie per riuscirvi, mi sembra una tattica mirabile, studiata a tavolino, per tenere lontani dal discorso quelli che, semplicemente, desiderano restare netti.

Vittorini, o chi per esso, spiego' che esistono due tipi di scrittori: quelli venosi e quelli arteriosi.
Gli uni, i venosi, sono esausti, non danno nessun nutrimento al corpo.
Gli altri, quelli arteriosi, sono vitali e donano, per contatto, energia.

Cosi sono tutte le persone.

E poi ci sono le persone difficili.

Sono quelle, ad esempio, che non ci stanno proprio in un solo cassetto.
Sono quelle che non puoi dimenticare una volta che ti fanno innervosire: perchè il giorno dopo capirai che non restano confinate in quel perimetro entro il quale tu descrivi gli sciocchi, i superficiali, gli inutili.

Fluttuano qua e la, ed è estenuante confrontarsi con esse: le ritrovi dove non te le aspetti, e quella maledetta ragione che hai dentro, mirabile dono dell'educazione, del caso, della fortuna, ti costringe a tornare sui tuoi passi, a garantire loro, ancora una volta, quell'intimità che neghi a chi è finito in un cassetto, e c'è rimasto per sempre.

Oh, sai bene che tornerà l'asprezza di una discussione: e sarà di nuovo un silenzio ostinato che non si sa chi ha cominciato e che tu non vuoi spezzare per primo, e che pure vorresti fosse colmato dalla sua voce.

Ma nel frattempo godi di quel rosso vivace, e torni dolcemente a pensare alla nostra fragilità, che è quella del genere umano.

C'è un silenzio che ha il significato di una consapevolezza malinconica: io so che dei tuoi errori nessuno potrà convincerti, perchè sei troppo intelligente, troppo orgoglioso, troppo duro, perfino con te stesso.

E allora io aspetto.

Aspetto che tu capisca, e che mi faccia un segno.

Perchè nessuno puo' convincerti, ma tu sai già cosa è giusto e cosa non lo è.

[messaggio completamente privo di senso].

3 comments:

  1. Capisco...io sono un calcolo allora!!!

    :D

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  2. ,,, c'era un tempo... sono stata fortunata, in quel tempo c'ero anch'io.
    (sto leggendo il Diario di Gio. Grazie):-))

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  3. Grazie a te Annalisa ... dalle mie parti si dice che le amiche dei miei amici sono mie amiche ;-)

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