Monday, 7 February 2011

Lunedi sera: io penso a te

Cara Vera,

t'avrei potuto chiamare stasera, e invece ho deciso di scriverti una lettera.

E' un lunedi sera.

Mi immagino teneramente la confusione abissale che regna in queste ultime ore di lunedi sul tuo tavolo: domani è martedi, e se la memoria non mi inganna tu devi tenere il corso di meccanica.
Allora, ne sono sicuro, sei li a ripassare per le esercitazioni, per evitare che qualche studente ti metta in difficoltà.

Ti vedo sommersa in un mare di dispense, appunti, e se srotolo quei fogli accartocciati scommetto di trovarvi sopra i tuoi scarabocchi: i rotondeggianti da noia, o quelli diabolici, a spezzate imbizzarrite, da attacchi di follia, o i tuoi ometti stilizzati che danzano e volteggiano.

Sono certo che te ne stai alla luce della tua bella lampada, con la tua immancabile tazza di the, magari hai ancora un po' di quello che ti ho spedito io, e via, non nascondere quei biscotti, tanto lo so che sei una golosona!

Tu ti preoccupi, ma te lo dico io: non c'è nessuno che possa mettere alle corde la mia Vera, se non Vera medesima!

Vorrei raccontarti, ovvero fissare in parola, perchè si possa noi tornarvi un domani con il pensiero, un po' di tutto.

Della bella ragazza che ho fatto ridere domenica pomeriggio, ti saresti divertita e sorpresa a vedermi all'opera ancora una volta nei panni del ruffiano che hai rischiato di prendere a pugni al nostro primo incontro, dei bambini che ascoltavano estasiati una favola e una fisarmonica, pensa come sono fortunati questi piccoletti, del piacere di riprendere la moto, una passione questa che non mi illudo di poterti trasmettere e che forse dovrei dimenticarmi io stesso, delle sere passate fino tardi al lavoro, di come sia dopotutto bello, almeno per me, non so per te, essere tra gli ultimi ad andarsene, ed entrare, e lasciarsi alle spalle il buio in quegli ampi corridoi dove le luci si accendono, di sera, solo al passaggio di qualcuno.

Di noi, ad esempio.

Quando la notte ha già colorato di nero il cielo, e le stelle sono gomitoli di luce sparsi su un tappeto infinito, mi sembra più facile tutto: lavorare, pensarti, sentirti vicina.

Chissà: forse anche tu stavi guardando il grande carro stasera, o cercavi di ricordarti come si faccia a trovare la stella polare.

Anzi, tu dovresti ricordartelo visto che con le stelle ci parli tutti i giorni, no?

Quando la luna è così, lama affilata d'una falce sottile, scommetto che la tua fantasia come la mia s'immagina le storie che si narravano nelle grotte, dove i primi uomini cercavano riparo dagli spiriti maligni dell'oscurità, e i canti, e il fuoco, e le pitture creavano un'atmosfera che ancora oggi ci sembrerebbe magica.

Come sono stanco Vera!

Mi riprometto di scriverti una lettera più sensata presto.

Io stasera, alla fine, volevo solo dirti quello che sai già bene: sei bellissima, e ti voglio bene.

Gio

6 comments:

  1. Vera e' fortunata ad avere chi le scrive una lettera cosi' :)

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  2. Penelop... ehm Vera, che ragazza fortunata ;)

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  3. ...e vera o penelope (!brava maraptica) o quella che non ha ancora un nome ne vuole a te.

    love, mod

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  4. Ehi, amico!... Non scherzare!!!!
    La moto non si mette in discussione!
    ;-)

    (senti chi parla...)

    :) :) :)

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