Sunday, 13 February 2011

In biblioteca

Nella biblioteca del dipartimento di matematica c'è un libro che ormai ben pochi consultano più.

E' uno di quei vecchi classici ristampati talmente tante volte che i volumi più vecchi non sono aggiornati, e sono preferite allora le ultime edizioni, quelle con qualche nuovo esercizio, una spiegazione diversa di un concetto, dimostrazioni più semplice dei teoremi più difficili, una grafica aggiornata.

Io però, ero forse al quart'anno, cercavo quella prima versione.

Mi domando se oggi, sono passati anni da quando ero uno studente, sia ancora li, nella sua brava scansia a prendere polvere, o se invece sia stata mandata, che crimine il solo pensarlo, al macero.

Da anni, ormai, a matematica non si usa più segnare in penna, in un foglietto infilato in una guaina sottile in terza di copertina, il proprio nome con i dettagli per il ritorno del volume: da tempo, infatti, è tutto automatizzato, e la lettura di un codice a barre svolge quello che un tempo comportava timbri e firme autografe.

Sicuramente c'è una grande comodità nel sistema attuale: basta passare il libro davanti a uno strumento e in un attimo si è già liberi di portarselo a casa.

Per quel che mi riguarda, tuttavia, questo metodo ha un grande limite: non ti permette di sapere chi, prima di te, ha consultato quel volume, quali mani hanno sfogliato le stesse pagine, quali menti si sono sforzate per capire quelle meravigliose catene di derivazioni e conti che sono il cuore della fisica-matematica, almeno per come l'intendo io.

Ad esempio, prendete quel vecchio libro.

Vi era rimasto, anche se ormai senza più alcuna utilità, il foglietto con i nomi degli ultimi studenti che l'avevano preso in affitto.

Ed erano i nomi di alcuni eminenti professori, di quelli ormai con i capelli bianchi e un'autorevolezza acclarata che capitava di incrociare al dipartimento, gli ultimi segnati in quel breve elenco.

Accanto ai nomi, le date: si tornava così indietro di decenni, agli anni sessanta, quando perfino loro, che a noi sembravano irraggiungibili, erano stati studenti: e ti sembrava allora più credibile pensare che le stesse ansie e preoccupazioni che provavi tu prima di un esame, davvero, forse, l'aveva provate e conosciute perfino il tuo temibile interlocutore.

Perfino loro erano stati un 'tu', prima di diventare un 'lei', un 'professore': il mondo ritrovava allora quell'unità che a volte perdiamo di vista perchè vi siamo parte.

Era bello rendersene conto.

Chi oggi, capitando in quella grande biblioteca, prende quel vecchio libro, e magari arriva alla terza di copertina, trova, su quel foglietto ingiallito dal tempo, sotto i loro nomi, il mio, quelli di due miei amici, e li accanto le nostre date di nascita.

2 comments:

  1. Quanta nostalgia mi ha fatto venire il foglio di carta. Mi hai ricordato quanto affetto si per i libri e per i fogli scritti a penna, fogli che portano dietro pezzi di vita, tratti di personalita'. spesso tengo i vecchi libri di casa e li tocco perche' mi sembra di entrare in contatto con chi li ha toccati tante volte prima di me. :)

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