Wednesday, 2 February 2011

Il nemico

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze.

Questa fotografia [rimossa], che mi è stata scattata il primo giorno di scuola, portavo la mia brava divisa da scolaro, una camiciona nera da collegio più che da prima elementare che di fatto non indossai quasi mai, potrebbe portarvi a credere che in quel tempo io fossi un bambino mite e gentile.

Non era esattamente così.

Ero certamente un bravo bimbo nella maggior parte delle circostanze, ma in quegli anni felici, prima che il male mi togliesse grinta, forza, fiducia in me stesso, ero anche incredibilmente vivace e coraggioso: ero la disperazione delle zie, l'incubo delle mie baby sitter, l'ossessione di mia madre, e il tesoro del mio babbo.

Prima di continuare con il mio discorso mi fermo un attimo di fronte a questo viso sereno, due occhietti vivaci, un ciuffetto ribelle e un tenero sorriso che non riesco a riconoscere come miei oggi che la vita m'appare così meschina, e fredda, e ruvida ogni superficie di contatto.

In questa immagine il male è già presente, ma è in secondo piano.

Era già all'opera, in ogni cellula del mio corpo, giorno e notte, senza sosta.

Quegli occhialoni arancioni, ho ancora una cicatrice vicino l'occhio che mi lasciarono, e quelle due spalle dal contorno non perfettamente simmetrico ne erano i precursori sul mio corpo, già deforme ma ancora forte, efficiente.

Un oscuro presagio del mio destino era già noto a mio padre, e ora che potrei essere genitore anch'io, riesco ad immaginare lo sconforto, l'impotenza che deve aver provato di fronte alla condanna a un futuro così amaro ed inevitabile per quel suo figlio che cresceva vivace, allegro, spensierato ... a avrebbe dovuto per forza di cose cambiare registro, piegato, non solo metaforicamente, sotto il peso della malattia prima, e della solitudine poi.

Nella mia sezione ritrovavo due amici con i quali ero stato all'asilo, e che sono oggi tra quei pochi che voglio salutare quando torno in Italia: noi tre formavamo un nucleo di 'pesti' mica da ridere, e fummo sicuramente protagonisti, se non promotori, dell'incresciosissimo episodio che avvenne nell'intervallo.

Nella mezz'ora di pausa tra le lezioni, senza alcuna ragione, una follia distruttrice ci animò tutti quanti: fummo pervasi da una smania inusitata, e ne seguì una spedizione punitiva nell'altra prima, la temibile I-A (A sta per 'Asini', mentre 'B' sta per Bravi, come sicuramente saprete anche voi).

A oggi non so dire chi, cosa innescò questa autentica rissa: solo ricordo io e i miei compagni finiti in qualche modo nella loro aula e li intenti con foga a spintonare, tirare ceffoni e calci, e prenderne altrettanti sicuramente.

Quella del primo giorno rimase una mattanza senza pari nella storia delle nostre relazioni diplomatiche, e fatto salvo per un paio di elementi neutrali, uno per parte, coinvolse tutti i maschi.
Non seguirono altri episodi così eclatanti, ma quello fu sufficiente a identificare nei più coriacei di quella sezione i nostri nemici giurati.

I più temibili erano Fumagalli, un bambino insopportabile perchè aveva i capelli rasati, Buttironi, con la sua arrogante pettinatura a spazzola, Brambilla, un biondo grande e grosso ma lento nei movimenti, e soprattutto il capobanda, il temibile Martinelli, che aveva la sfrontatezza di avere i capelli rossi!

Noi invece eravamo giusti: avevamo ragione, no?

Per anni vissi nella dicotomia di Asini e Bravi, senza alcun dubbio in proposito.

Ci furono però due circostanze che iniziarono a erodere le mie certezze, e ricordo esattamente, con una precisione che ho per altri pochi ricordi, il senso di sbigottimento, l'obbligo di dover riconsiderare tutto da capo, l'inquietudine del dubbio che si sostituisce all'ottusa sicurezza di sè.

Non ricordo invece la cronologia di questi due eventi, e allora menzionerò per primo quello che ai tempi mi sembrò meno significativo, e che viceversa oggi troverei più indicativo della mia follia.

Luisa era una delle più care amiche dei miei genitori.

Dovrò per forza parlare un giorno di quella donna singolare, delicata, dal cuore grande, che si dissolse giovane, usurpata dalla morte.

Luisa aveva i capelli rossi ... e, scoprii, era la zia di Martinelli.

Poteva essere così malvagio un suo nipote?
Conoscevo due ragazze nipoti di Luisa: erano già grandicelle, ed erano simpatiche, ci volevano bene.
La cosa confuse i miei pensieri di bambino.

Ma il colpo di grazia alle mie convinzioni arrivò un pomeriggio del 1987 (o era forse l'88? non ricordo).

Ero in casa, e il mio babbo mi chiamò nel suo studio, che era proprio sotto il nostro appartamento, giusto oltre il cortile.

Entrai in sala visite ... e lui, il rosso, era li!

Martinelli, seduto composto e tranquillo, era irriconoscibile: era così piccolo di fronte a mio padre, e la sua espressione, mentre si voltava per salutarmi, amichevole, e anche quella di mio padre lo era.

Per quel suo piccolo paziente il mio babbo era quello che era per tutti gli altri: una figura immensa ma positiva, autorevole ma bonaria ... e quel bambino per lui non poteva essere un monellaccio, uno da odiare perchè aveva i capelli rossi e frequentava la famigerata sezione A di Asini.

Martinelli era li per un certificato di buona salute: avrebbe di li a poco iniziato ad allenarsi con la squadretta di calcio del nostro quartiere, e il mio babbo pensò che forse anch'io avrei potuto giocare con loro.
E io in effetti, per qualche settimana, avrei davvero fatto altrettanto, e sarei stato compagno di squadra del mio nemico.

Anzi ... sarei stato compagno di squadra di Martinelli.

PS: a parte Martinelli, tutti gli altri nomi sono inventati.

2 comments:

  1. Ciao!

    Uff! Così però si fa fatica a trovarlo il post, abituati come siamo alle foto!:) Per fortuna ho fatto in tempo a vederla, prima che la rimuovessi! :-P Era simpaticissima! Un birbante matricolato! :) :) :)

    Chissà se eri più tremendo tu o quel Martinelli, all'epoca!

    Una curiosità, ma quando poi siete stati in squadra insieme, siete diventati amici? Mmmmhhh.... Dobt...doubt...

    A e B per me uguali sono: zompavo da una sezione all'altra continuamente, ma non per colpa mia! (è una lunga storia...)

    :) :) :)

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  2. Caro Milo, purtroppo i miei problemi di salute iniziarono proprio poco dopo quei primi allenamenti, quindi non ebbi piu' modo di essere 'Gio' ;-)

    Ma in quanto a sconsideratezza e grinta non ero certo inferiore al rosso ;-)

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