Sunday, 27 February 2011

I miei esami universitari: Analisi I

Un compagno di classe ai tempi di liceo di mia sorella, due anni piu' grande di me e un'immensa, irragionevole autostima, pure frequentava la mia facoltà.

Non eravamo in rapporti di confidenza: da parte mia la miopia, dalla sua l'imbarazzo di continui insuccessi, riducevano al minimo non solo i nostri incontri, ma perfino il semplice salutarsi in corridoio.

Ricordo che proprio il primo giorno di lezioni, mia sorella era con me sul metro' per assicurarsi che non mi perdessi chissà dove, c'incontrammo a Piola.
In quella circostanza non ci lascio' neppure il tempo per un saluto che già lui, l'esuberante estimatore di sè stesso, il piazzista di una merce un po' avariata, se l'era data a gambe, per evitare quelle domande, come vanno gli studi, quanti esami hai già dato, che, come avrei capito di li a poco, l'avrebbero messo in difficoltà.

Certo, di motivi per essere in imbarazzo, quel tacchino ripieno di sè, ne aveva.

I risultati degli esami scritti venivano apposti in una bacheca vicino la grande aula dove si discutevano le tesi, subito dietro la portineria.

Per farmi un'idea della distribuzione statistica dei voti, ogni tanto, capitandoci davanti nei mesi precedenti il mio esame, buttavo l'occhio su quelle liste, motivo d'orgoglio per alcuni, di vergogna per altri.

Puntualmente trovavo il suo nome accanto alla 'D' che stava per 'respinto'.

Il mio primo anno fu estremamente difficoltoso: ai problemi di vista, serissimi, s'aggiungeva una generale debolezza, ero stato operato al cuore a luglio, e la temibile algebra lineare con il suo linguaggio a me fino ad allora sconosciuto.

Ero, al solito, convinto di essere il piu' idiota di tutti, e pero' ben deciso a non vivacchiare e perdere tempo.

Con l'approssimarsi del primo esame, Analisi I appunto, giurai a me stesso che, in caso di fallimento, avrei abbandonato quel corso di laurea, troppo pesante, per deviare su qualcosa di piu' abbordabile.

Studiai, come ho fatto quasi sempre, con serietà, e con la consapevolezza che lo scritto sarebbe stato il vero ostacolo, visto la mia innata capacità di fraintendere e fare errori d'una banalità sconvolgente, e soprattutto il mio prediligere lo studio teorico allo svolgimento di esercizi.

Questo, lo devo ammettere con mestizia, è un mio enorme limite, come sempre si è limitati da un amore che spingendo verso qualcosa, la teoria nel mio caso, allontana da altro, la pratica.

Certo, a mia difesa posso dire che nel lessico comune si tende forse a sottovalutare il senso dell'aggettivo 'teorico'.

Naturalmente a me, che ho dedicato energie infinite allo studio della topologia, ai gruppi di Lie, ai dei coefficienti di Clebsch-Gordan, è ben chiaro il senso altamente qualificante che, in fisica, questo aggettivo ha, e tuttavia mi rammarico di preferire troppo spesso una visione astratta, e non cercare il nesso che lega un problema espresso in incognite a uno espresso in numeri.

L'esame si tenne, credo, a Giugno.

I professori, furono tutti sempre eccezionalmente gentili con me, mi presentarono un tema d'esame stampato su un foglio A3, e io, penne, righelli, carta di brutta e fogli a protocollo, mi misi di buona lena al lavoro.

Lui, il conoscente di mia sorella, era pure in aula con me, e quella doveva essere forse la decima volta che provava a superare quell'esame.

Continua ...

2 comments:

  1. Non sono laureato, sarebbe stata ingegneria elettronica....Vabbè
    Ai miei tempi, quando non c'erano test d'ingresso, Analisi 1 veniva usata, in modo terroristico direi, per sparare nel mucchio ed eliminare un buon 50% di studenti...Definitivamente. Per uno che la matematica la fa di mestiere il compito è anche facile, basta fare un corso in cui si danno tutte le basi, quelle sì, e poi richiedere allo scritto un salto mortale con triplo avvitamento. Non è una mia lamentela, l'avevo anche letta in un libro questa cosa...Il libro di un matematico della Normale. Vabbè, a quei tempi il gioco era quello.
    Per ogni appello, e a quei tempi c'erano tanti appelli, raramente si arrivava al 10% dei candidati ammessi all'orale.

    ...

    Arrivo subito alla fine di un orale disastroso, 18...Disastroso perchè, per altri motivi, non riuscivo a ragionare durante gli esami e dovevo affidarmi solo alla memoria. Matematica e sola memoria, come andare sul ghiaccio senza pattini.
    Finito vado in bagno per fare pipì, apro la patta e...Non trovo più niente!!!
    Momento di panico in una mattinata di solo panico.
    Mi metto a frugare e mi accorgo che ce l'ho tra le dita perchè sento una sensazione di freddo sui polpastrelli, me è completamente insensibile, non gli arriva sangue.
    Scusa se dai piani alti sono sceso così in basso, ma io il tuo post lo leggo domani. Se lo leggessi adesso avrei la notte tormentata dagli incubi.

    Ridiamoci su... :-)

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  2. A me faceva paura l'algebra lineare ... e ora l'amo :D

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