Friday, 25 February 2011

A giocare con il fuoco ...

... ci si scotta.
A volte poi, ci si ustiona.

Carlo era un omettino gracile e gentile.
Lavorava ormai da 5 anni nel reparto di ortopedia del policlinico, ed benchè fosse un po' riservato e taciturno, era benvoluto da tutti.
D'altra parte i suoi modi, distaccati ma premurosi, ne facevano un collega ideale: non era raro che s'offrisse d'aiutare in caso di un contrattempo, ed era sempre disponibile per lavorare a Natale o Capodanno, quando il baratto di un turno puo' significare non dover rinunciare alla festa.

Perfino il suo aspetto fisico, era deboluccio e lievemente clorotico, introduceva a una persona mite e inoffensiva.

Capitava assai raramente che per primo rivolgesse la parola ad un altro, e pero' ogni conversazione iniziava con un 'buon giorno' e sfumava con formule di cortesia forse un po' artefatte ma mai sgradevoli.

Solo con Luigi, un tizio nerboruto e un po' rozzo, il rapporto non era idilliaco: avevano smesso quasi subito di salutarsi agli incontri casuali, in corridoio, in cortile, e quando si trovavano in ascensore, era un silenzio glaciale ogni volta.

Quel giorno Carlo stava discutendo con Veronica, una bella ragazza che lavorava in pediatria: non era vero e proprio flirting, ma una conversazione allegra, perchè se c'era una cosa che faceva brillare i suoi occhi, battere quel cuore un po' malandato, erano proprio le belle e giovani ragazze.

Luigi irruppe nella conversazione con violenza e maleducazione.
Apostrofo' con insospettabile violenza Carlo, tanto che Veronica, imbarazzata, chiuse la discussione repentinamente.

Rimasti soli, non ci fu spazio per fraintendimenti.

Luigi sbotto':

'Stai lontano da Veronica, chiaro? E' sul mio cazzo-radar e non voglio intralci'.

Carlo rimase in silenzio un attimo, quindi, dopo un profondo sospiro, replico'.

'Il tuo cazzo-radar? Ma come parli? Sei un essere umano o un animale?'

Spazientito, Luigi prese per il camice Carlo, e minaccioso, guardandolo dritto negli occhi, aggiunse.

'Non me ne fotte un cazzo della tua opinione: stalle lontano e basta o ti spacco quella faccia da zombie che ti ritrovi'.

Quindi lo lascio'.

Stava per prendere verso il suo reparto, quando Carlo riprese a parlare.

'Ma dimmi un po' ... tu pensi che sia prudente minacciare qualcuno che non conosci minimamente?'

Luigi, stupefatto, quasi divertito, intervenne.

'Mi stai minacciando? Ma ti sei visto in faccia? Neanche se avessi un braccio legato dietro la schiena mi faresti paura ...'.

Carlo, di nuovo:

'Oh no, certo, no. Io sono uno zombie, più di la che di qua. No, non è me che devi temere. Devi temere chi non conosci, e chi non riconoscerai. Ora scusami ma non ho più tempo per giocare con te.'

Luigi volle dire l'ultima parola:

'Sei patetico, ma a chi cazzo credi di far paura? Non rompermi i coglioni o ti spacco le gambe'.

Cio' detto, ognuno tornò al lavoro, convinto d'essersi spiegato adeguatamente.

4 comments:

  1. Oh mamma... finisce così?!

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  2. No ;-)
    Il gran finale domani :D

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  3. Non ti si riesce a stare dietro collega, sappilo ;)

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  4. Per forza, siete tutti avanti ;-)

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