Saturday, 5 February 2011

Al museo

Scrivo questo breve appunto dal mio ufficio.

Alla mia sinistra il cielo già scuro della sera, piu' a ovest nubi leggere, rosa e blu striature nell'azzurro, e dietro la collina le fiamme dell'ultimo sole che sembra attardarsi al tramonto.

Una musica medioevale risuona nella stanza: la porta è aperta, è deserto l'edificio, e non c'è eco ai miei pensieri.

Un lieve dolore, uniforme, sembra tenere assieme piu' di muscoli e tendini le mie carni: ma per oggi, è voluto, cercato, non gratuito.

Stamattina mi sono alzato un po' prima del solito e mi sono dato da fare con aspirapolvere, stracci e scope per rendere presentabile la mia casa, che arriva a venerdi sera offesa dai miei ripetuti maltrattamenti, dalla mia incuria quotidiana.

Esausto, nel primo pomeriggio sono sceso in città: ho lasciato in ufficio il casco e lo zaino e ho preso il tram.

Per una volta, avevo una destinazione: non avevo in programma di vagabondare a caso, ma la ferma intenzione di passare un po' di tempo a cospetto di quell'arte che seppur un diaframma intrinseco mi renda straniera, sembra a volte essere l'eco che bramo.

Sono cosi' tornato tra quelle stanze che ho già visitato in alcune occasioni: ed era pero' un 'me' diverso quello di oggi, piu' perspicace per certi versi, piu' mediocre per altri.

Ho solo traversato le sezioni di arte non contemporanea: non avevo voglia, oggi, di interrogare quelle rigide figure calviniste che severamente sembrano indicare una via ovvia, e unica, alla vita, nè di partecipare alle nature, meravigliosamente vaghe, di Monet, o di corteggiare le voluttuose ninfe di Goya, e neppure di farmi impressionare dalla violenza esplicita di scene di caccia, guerra, distruzione.

...


In pochi minuti la notte è calata sulla città.
L'oscurità ha inghiottito le nubi, e presto divorerà anche la collina, facendone una parte indistinta del tutto.

Sono stanco, ed è forse meglio che torni a casa prima.

Tornero' a parlare di quello che ho trovato, in quell'angolo del padiglione di arte contemporanea, e di quella cartolina che ho comprato, su cui so cosa scrivere, e che forse non spedirò mai.

5 comments:

  1. Sono curiosa di leggere il seguito... :)

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  2. bella la frase del lieve dolore cercato e gratuito: mi hai fatto sorridere Giò!
    E' cos'ì che si affronta la vita , e a te non sfugge mai nulla!:-)
    Ma volte quando il dolore non è previsto è molto meno tollerato..
    Scrivi divinamente Giò , ma forse è una frase che ho già detto :-)
    Buona domenica

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  3. A presto allora mia carissima :-)

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  4. Khiara, hai perfettamente ragione: del dolore vero, quello che ci tende agguati terribili, io ho paura.

    A presto, sei sempre troppo gentile.

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  5. Non ho letto il post ma l'intro mi ha fatto ripensare ad una canzone di Sergio Caputo che faceva:

    ti scrivo dalla peste di Parigi...

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