Saturday, 12 February 2011

'Ah, un'ultima cosa, signor ministro!'

'Ah, un'ultima cosa, signor ministro!'.

Lui era alla porta, cappotto e borsa sotto braccio, pronto ad andarsene.

Si era appena trangugiato il suo solito drink del dopo scopata, ed era decisamente di fretta.

In effetti, lo era sempre: tanto prima quanto dopo avermi usata.

Il signor ministro d'altra parte aveva tanti impegni importanti, e ben poco tempo libero da dedicare a se' stesso: quindi capitava mi chiamasse ad ogni ora del giorno e della notte, e io dovevo sempre essere pronta nel giro di mezz'ora, per farlo godere.

Con il signor ministro mi vedevo,o meglio mi prostituivo, ormai da tre anni, e sempre in un hotel del centro, vicino casa mia, dove lui poteva contare sulla riservatezza o complicita' del direttore.

Entrava in auto nel parcheggio riservato agli ospiti di riguardo, il signor ministro,e di li poi, in ascensore, senza passare per la hall, saliva direttamente in camera.

Mi chiamava spesso, il signor ministro, e sapeva essere ogni volta d'una ruvidezza insopportabile.

'Dai, spicciati che ho un incontro con l'ambasciatore americano domattina presto, non ho tutta la notte per te'.

diceva, oppure, forse credendo di essere spiritoso

'Sono appena stato in Vaticano a farmi inculare dai preti e adesso per contrappasso vengo a scoparti'.

Andava a puttane, non mi sono mai illusa che fossi la sola, nè mai l'ho desiderato, senza neppure sentir più il brivido della clandestinità e del peccato: era riuscito ad assuefarsi perfino al sesso probito ed estremo, proprio come alle cazzate che gli sentivo dire in televisione ogni giorno.

Io ero per lui solo una figa da fottere, due tette da strizzare, una troia da insultare mentre da dietro ci dava dentro con foga: null'altro, ed io, dopotutto, che pure avrei potuto essere ben altro, non mi lagnavo di questo.

D'altra parte a me i soldi non hanno fatto mai schifo, nè all'inizio quando ne avevo bisogno nè allora che ne avevo già abbastanza da vivere di rendita fino a serena vecchiaia: così io in mezz'ora, giusto il tempo per lavarmi e  infilarmi un completino sexy, ogni volta, ero pronta.

Alle volte, il signor ministro, mi raccomandava qualcosa di particolare.

'Fatti trovare già nuda'.
'Mettiti quel vestito che ti ho portato l'altra volta'
'Resta in camicetta sopra e senza sotto niente, lo facciamo mentre sei affacciata alla finestra'

e io obbedivo, come una brava scolaretta che segue zelante le indicazioni del suo maestro, ma non esercitava su di me alcun fascino, anzi.

Mi faceva schifo, con quella sua faccia da cane bastardo, la sua prepotenza da fascistello mai cresciuto, e detestavo il suo focalizzare tutto nell'orgasmo, il suo non avere la minima cura di me.

Ma quello non era che una parte infinitesimale del problema.

Il fatto è che io l'odiavo come politico oltre che come uomo: non sopportavo la sua insolenza, la sua mediocrità, il suo essere un porco a letto come nella vita.

Ancora meno riuscivo ad accettare chetamente che tradisse sua moglie e i suoi valori almeno due volte la settimana, e che sfogasse su di me la stessa violenza che poi esercitava sugli ultimi con il suo potere traboccante di livore: il sesso per lui era una semplice continuazione del suo meschino modo d'essere, non un'oasi di trasgressione, che avrei potuto capire, e accettare come naturale, dopotutto.

'Ah, un'ultima cosa, signor ministro!'.
'Che vuoi? Ti ho già detto che devo andarmene no? I soldi li hai avuti, e ho pure mal di testa'.

Gli sorrisi, e questo lo sorprese.

Non gli sorridevo mai.

Se lo guardavo negli occhi, era a suo comando, ed era sempre a testa in su, e neanche in quei casi gli sorridevo.

Gli piacevo anche perchè pure in tali circostanze ero seria, l'arrapava pensare di scoparsi una ragazza per bene, una studentessa modello che tanti altri potevano solo sognarsi.

Nei nostri accordi c'era infatti l'esclusività.

'Io ti do un sacco di soldi e tu non vai con altri, chiaro?'

Mi ripeteva quando un dubbio, che uno che non mi facesse schifo mi scopasse, l'assaliva.

'Ah, un'ultima cosa, signor ministro!'.
'Che vuoi? Ti ho già detto che devo andarmene no? I soldi li hai avuti, e ho pure mal di testa.'.

Gli sorrisi, e questo lo sorprese.
Con la mano si sistemò il colletto della camicia, che gli sembrò d'un tratto un po' troppo stretto.
Mi misi le mani ai fianchi, quindi ricominciai a parlare, con un'intonazione diversa, inattesa: arrogante, per una volta, lo ero io.

'Sai, brutta testa di cazzo? Nel drink che ti ho fatto bere c'era un veleno letale. Non hai più speranze: sei spacciato. Quel 'mal di testa' è solo il primo sintomo. Tra pochi secondi inizierai ad avere convulsioni e nel giro di un minuto non sarai più in grado di respirare.'

Divenne paonazzo, non so se per la rabbia o per il veleno, e cercò di inveire contro di me, forse di picchiarmi, e di frugare nella tasca per cercare il suo telefonino.

Ma era già in ginocchio.

'Morirai qui, come un cane.'

gli sussurrai all'orecchio.

Gli tirai in su la testa tirandolo per quei capelli unti: dalla bocca gli usciva una saliva biancastra, e sussultava, tossendo, sputacchiando. Con le braccia cercava di sbottonarsi la camicia, ma tremavano le sue mani, quelle mani che tanto volte mi avevano offesa non avevano più forze.

Continuai.

'Creperai davanti a una puttana nuda. E poi ti piscerò addosso. Degna morte per un animale come te signor ministro, eh?'.

Ma ormai parlavo a un cadavere.

Gli urinai in testa, quindi mi rivestii.

Al direttore dell'albergo avevo detto che saremmo andati avanti tutta la notte, quindi avevo alcune ore di vantaggio prima che scoprissero la sua carcassa.

Sgattaiolai fuori dalla stanza, prendendo l'ascensore, senza farmi vedere.

Traversai la strada, e salii in macchina: una volta nell'abitacolo, scoppiai a ridere.

Il mio futuro iniziava li.

I miei documenti nuovi, pochi vestiti, una fortuna su un conto segreto, file audio con la sua voce che m'avrebbero permesso di ricattare mezzo governo, la mia laurea, la mia professione ... mi sembravano più che sufficienti per costruire una nuova esistenza.

E la consapevolezza d'aver eliminato un figlio di cane, mi consegnava come figura misteriosa e salvatrice alla storia.

Quella sera traversai il confine ascoltando il radio giornale.

Nulla.

Solo il mattino seguente, ed io era già nella mia nuova casa, sentii della morte del ministro, colto da malore nel sonno, nella sua casa romana.

Inutili i soccorsi.

Il cordoglio del capo dello stato, dei ministri, dei parlamentari alla moglie inconsolabile non mi sorpresero e, dopotutto, mi tranquillizzarono.

PS: avrete notato un accento diverso, una vena di violenza e volgarità in questo mio racconto non comune ai molti altri che ho scritto qui.
Da una parte c'è il desiderio di provare un linguaggio che non mi appartiene, ma è soprattutto il clima di decadenza totale che vive l'Italia a condizionarmi.

4 comments:

  1. Grazie :-)

    Ovviamente tutto è frutto della mia fantasia illimitata, capace di ipotizzare scenari totalmente assurdi.

    Per fortuna che in Italia ci sono solo ministri encomiabili e perfettamente a modo.

    Ciao!

    Gio

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  2. sì sì hai perfettamente ragione Gio...pensa a quanto siamo fortunati! :-) :-(

    Notte

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  3. Stavo giusto pensando a quello, al tipo di linguaggio che hai usato e che non è da te.

    Mi chiedevo se non fossi incazzato per qualcosa o con qualcuno...

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