Monday, 10 January 2011

Tu sei ...

Torno alla storia di Vera. L'ultimo episodio è qui, mentre un'elenco completo si trova qui. In questa pagina ne parlo in termini generali.

Detestavo non avere in mano la situazione, non avere un'idea chiara di chi si trovava di fronte a me. Di solito non avevo nessun dubbio circa l'altro, il mio prossimo, che in effetti era quasi sempre nessuno: lui, viceversa, m'obbligava a pensare in termini differenti, a dovermi misurare con comportamenti insoliti.

Aveva fatto la sua mossa, presentandosi, e allora toccava a me: l'imponevano le leggi non scritte dell'educazione, e in questo caso perfino del buon senso visto che, non me ne dimenticavo, ero ancora in tempo per ricondurre il tutto a una conversazione scientifica.

Volendomi cavare da quella situazione che sembrava aver imbarazzato solo me, e rimettermi in una posizione di vantaggio, almeno dal mio punto di vista, gli concessi un'altra opportunità.
Ovviamente lui era del tutto ignaro di questo, eppure, dentro di me, mi sarei sentita a quel punto in una disposizione favorevole.
Replicai dunque.

'Piacere, mi chiamo Vera'.

Mi presentò allora la sua mano: gliela strinsi.
Era così sottile, esile, e la stretta talmente lieve che, di nuovo, mi sentii invadere da una strana forma di tenerezza.
Questa volta, la volli dominare, e vi riuscii, ma a fatica.
Mi sorrideva, il suo viso affaticato, emaciato e pallido ... e mi disorientava ancora una volta, e ancora una volta dovevo correre ai ripari.
Tornai dunque la Vera studentessa che era li per compiere il proprio dovere.

Cercai di iniziare un discorso formale ...

'Mi scusi Gio ...'
Ma subito mi corresse.
Un guizzo di luce nei suoi occhi, un'inattesa vivacità attraverso quel volto stanco.
'No per Diana, non darmi del lei! Non sono poi così più vecchio di te!'

Ecco: ancora una volta mi metteva i bastoni tra le ruote.
Io, che volevo tenere il timone tra le mie mani, mi ritrovavo ancora a dover ricominciare da capo, a dover per forza di cose improvvisare.

Era un maledetto moto perpetuo!

Respirai a pieni polmoni quindi, aumentando lievemente tono e velocità, dissi tutto d'un fiato.

'Mi scusi, ma non la conosco e preferisco darle del lei. Mi domandavo se potrebbe darmi una delucidazione ...'

Di nuovo, mandò in fumo i miei progetti.
Mi guardava, mentre recitavo la mia parte, con aria seria, quasi severa, tanto che mi convinsi d'averlo messo all'angolo, obbligandolo ad essere quello che io volevo.
E invece mi fermò con una lapidario, assurdo ...

'Tu credi che io sia un vecchiaccio, confessalo!'.

Avevo dunque a che fare con un deficiente?
Altro che persona distaccata e gentile, quello era un clown fuggito da un manicomio per pagliacci schizzofrenici: non mi conosceva minimamente, per quel che lo riguardava potevo essere chiunque, e mi parlava in quel modo?

Isntintivamente, non avendo proprio modo di ragionare una strategia di uscita da quel non senso, replicai seccamente:

'Scusa?'
E lui, beffardo e gentile, aggiunse allora:
'Oh, finalmente. Dai, adesso possiamo parlarne. Dimmi tutto'.

Io l'avrei strozzato, ma a quel punto mi piegai, la cosa mi bruciava, ma ero ben decisa a dirgli addio nel giro di pochi minuti e dimenticarmi di lui e le sue differenze di fase con il resto del mondo.

Mi serviva giusto per completare il mio report, no?

Iniziammo dunque a parlare di lavoro ...

4 comments:

  1. Molto innteressante questo scambio di pensieri durante la conversazione. Sotto l'apparente dialogo di lavoro si svolge una conversazione intima, un gioco di forze e di volonta' :)

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  2. Ho messo assieme, in modo impacciato, le impressioni che varie persone m'hanno raccontato aver provato al primo nostro incontro ;-)

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  3. darsi del lei anche a letto lo trovo eccitante, a volte.

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  4. L'importante è sorprenderle queste sorprendenti donne :D

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