Wednesday, 19 January 2011

Ritratto

Un giorno, quando avro' qualche migliaio di euro da buttare, mi prendero' la briga di cercare un buon fotografo giu' in città, di quelli con uno studio in centro, di quelli che solitamente fanno i book alle modelle che riempono le passerelle e fanno venire il torcicollo ai passanti.

Prendero' un appuntamento, e parleremo' un po' di arte, fotografia, nudo, bianco e nero.

Se il tipo mi sarà sembrato in gamba, gli concedero' il privilegio di ritrarmi.

Non c'è traccia alcuna di bellezza nel mio corpo deforme, ne sono ben consapevole: ma l'arte non si limita certo all'esaltazione del bello, alla facile esposizione dell'armonia.

Ieri, uscito dalla vasca, mi rimiravo nello specchio: i diversi frammenti della mia natura mostruosa, la magrezza quasi cadaverica, le sporgenze e le rientranze del petto e della schiena, lo scorrere di un filo metallico lungo lo sterno, il profilo della protesi lungo la schiena, e quello che non noto neppure perchè da sempre vi sono abituato, raffiguravano in silenzio una parte non piccola del mio dolore.

Certo, il male del corpo è solo frazione di quello che provo: s'aggiunge lo smarrimento d'ogni istante, la frustrazione della solitudine, e, ovviamente, quello che congiunge queste due dimensioni, l'anima e il suo ospite.

Di fronte a quell'immagine ero come ipnotizzato: quella figura animata da una vitalità inconcepibile, mi era in quell'istante terza, e per questo riusciva a comunicarmi piu' che non l'io che partecipa ai miei monologhi.

Mi deconcentrava pero' la mia stessa espressione, e ho pensato ancora una volta, allora, alla fotografia.

Dovranno essere in bianco e nero: l'esistenza di una sola dimensione nelle diverse tonalità di grigio permette all'occhio di percepire all'istante una relazione d'ordine, e di cogliere nei chiari e negli scuri, assai piu' semplicemente che nella varietà dei colori, la gradazione di un significato, di un'idea, che è quella dell'immagine nella sua interezza.

Sublime.

6 comments:

  1. Capisco ciò che dici - sebbene per me non sia una questione estetica, ma la paura rispetto a ciò che del mio corpo non posso controllare più di tanto, ovvero la salute.

    Ma, rispetto a ciò cui tu aneli, ho parlato con la mia collega e amica Fortuna - che come sai è bendata, quindi non la tocca l'apparenza del corpo umano - e dice che si adopererà per farti trovare sulla strada della tua vita una donna appassionante che come lei dia priorità alla sonorità, all'olfatto, al gusto e al tatto.

    Quindi continua a nutrire il tuo cuore, e il tuo corpo affinché possa ospitare la tua anima, e ricevi anche da me un bacio, che le tue labbra - ne sono certa - sono 'pure' come le tue parole.

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  2. "L'anima e il suo ospite", cito le tue parole perche' mi sono entrate dentro. A volte sembra di vedere l'anima affiorare da sotto la pelle e mi chiedo chi forgia per primo? Lo spirito o il corpo, e chi forgia chi? E' un continuo scambio? Chi soffre per primo? Oggi pensero' alle tue parole e lascero' che penetrino sotto la pelle, che lascino un'impronta.

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  3. Animula, vagula, blandula
    Hospes comesque corporis
    Quae nunc abibis in loca
    Pallidula, rigida, nudula,
    Nec, ut soles, dabis iocos...

    Piccola anima, smarrita e soave,
    compagna e ospite del corpo,
    ora t'appresti a scendere il luoghi incolori,
    ardui e spogli, ove non avrai piu'
    gli svaghi consueti.

    Queste sono le parole del divino Adriano morente.
    Non ho potuto fare a meno, senza nemmeno rendermene conto, di usare le sue immagini :-)

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  4. Athena, ancora un po' forse riusciro' ad aspettare ;-)

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  5. Sono parole bellissime ma tu hai dato un senso ancora piu' profondo, un senso che e' rimasto con me.

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  6. Questo è frutto di quell'intuizione dell'altro che a volte abbiamo :-)
    A presto Vic

    Gio

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