Saturday, 15 January 2011

Fuggito da una tela di Cezanne

Sono sceso in città, erano circa la nove di sera, con il desiderio di rilassarmi un poco dopo aver passato tutto il giorno a lavorare in casa

In tram, ho avuto un po' di tempo per pensare: argomento delle mie confabulazioni, ancora una volta la solitudine.

Meditavo sul valore di un rapporto umano intenso, ma non necessariamente d'amore, e ne paragonavo il senso a quello frutto di incontri semplici, di quelli che noi tutti intrecciamo con chi il caso ci fa incontrare ogni giorno.

E pensavo che se quest'ultimi trovano nella semplice operazione di somma una descrizione, benchè approssimativa, tale per cui alla mie idee s'aggiungono le tue e nulla più, quando un legame più profondo tiene vicine due persone, l'aritmetica si estende a operazioni più complesse, che sono quelle del calcolo combinatorio, tale per cui ogni possibile mescolanza del mio e del tuo diventa un nostro nuovo, poichè entrambi vi partecipiamo appassionatamente.

In una modesta trattoria ho cenato con una zuppa di Gulash e qualche tozzo di pane di segale: attorno a me altri accademici parlottavano allegramente di calcolo differenziale e concerti in re Minore.

Quel pasto semplice eppure delizioso stemperava la tensione dell'essere, dei suoi ragionamenti colmi d'afflizione e malinconia, riportandomi a una dimensione più rustica: ed ero allora più incline all'osservazione dell'altro, del reale, anzichè a me stesso, all'astrazione.

Una bella ragazza, a un tavolo a fianco di uno dei tozzi pilastri dell'ampio locale, circondata da 3 uomini, seguiva concentrata, un po' contratta, la sua forchetta spesso a mezz'aria non dissimulava un lieve imbarazzo, una conversazione di cui voleva dimostrarsi all'altezza.
Non si rendeva conto che quei tre non stavano che esibendosi per lei, e che lei era l'oggetto, nascosto, attorno cui tutto verteva: le occhiate accese di intesa, con lei, o di sfida, con gli altri, il voler continuare, e finire, la frase iniziata da un altro, quei cenni di impazienza educatamente malcelati, in modo tale che si vedessero benissimo, intesi minimizzare il punto di vista dell'altro, il rovesciarsi di alleanze in conflitti, l'aiutare il soccombente per indebolire il vincente, non erano che mezzi per emergere, per dirle 'scegli me, io sono il migliore, non lo vedi?'.

Seduto a un tavolo vicino all'ingresso, un bizzarro personaggio sulla quarantina, appena sgattaiolato fuori da un dipinto di Cezanne, un vecchio soprabito ormai liso, colori smorti e probabilmente non alla moda neppure vent'anni fa, baffi di media lunghezza e neppure un accenno di barba, pelle grigiastra, era solo, proprio come me.

E mi sono domandato da quale tela sia fuggito io, e se non sia forse il caso di tornarvi, e restarci per sempre.

Immobile.

9 comments:

  1. Leggere i tuoi pensieri è sempre molto bello :)

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  2. Magari è una tela bellissima, dalla quale però puoi andare a venire a tuo piacimento :-)
    Questo pensiero è davvero un'ispirazione interessante, grazie!
    (PS. Bellissimo blog anche il tuo, me lo sto girando con vera simpatia -> evviva il calcolo combinatorio)

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  3. Vi ringrazio sentitamente mia cara Maraptica.
    Ma ditemi: che ne pensate del Gulash?

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  4. Vedo che hai capito esattamente il senso del messaggio ;-)

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  5. Considerando che è un piatto a base di lardo... non è tra i primi della mia lista! ;)
    Ma qui parliamo di un piatto di tradizione, lo mangiava chi faceva transumanza e smerciava bestiame... ci sta tutto. Come se dicessi ad un pastore di non mangiare gli arrosticini! Eresia! ^_^

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  6. avrei volto vederla la scena dei tre leoni che mostrano la criniera e della bella ragazza... :-)
    cmq buono il gulash!

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  7. Buono il gulash, lo confermo :-)

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  8. tu sei la tela più bella che abbia mai avuto l'onore di guardare

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  9. T'ho sempre detto che tu hai avuta ben poca fortuna con gli uomini mia cara ...

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