Tuesday, 25 January 2011

E' un bene o è un male?

Passo le mie giornate lavorando, in queste settimane sto portando a compimento la mia tesi di dottorato, ascoltando musica, una passione questa che non tramonta mai, e che mi porta dal ballare antiche danze siriane al congiungermi al sonno immerso nel blu di Gershwin, leggendo, le vincende della peste che mise in ginocchio Atene sono spunti per mille pensieri, immagini, scrivendo e, cosa necessaria per quanto meno nobile dell'altre, giocando un po' ad uccidere centinaia di zombie innocenti.

Se ne avessi le possibilità economiche, mi dedicherei anche ad altre passioni: vorrei un piccolo giardino, ma dopotutto non è necessario per tornare a sorprendermi della meraviglia della primavera, e un bel cane enorme e morbido con il quale lottare come ho sempre fatto con tutte le mie bestie.

Mi piacerebbe anche avere piu' tempo, ed energie, per viaggiare: conosco solo una parte infinitesima del mondo, e delle città che ho visitato ho già nostalgia, e mi sembra d'aver solo sfiorato le belle campagne etrusche, l'aride pianure iberiche, le fitte foreste tedesche.

E se ...

E se trovassi appagante tutto questo?
Dopotutto, è già cosi spesso.

Lo è, almeno, quando non mi rendo conto che possono esistere occhi dolci che aspettano al banco dei primi, o telefonate per organizzare una serata tra amici, e perfino visi imbronciati, scuri per un motivo diverso dal male, e che domani potranno tornare luminosi, e non semplicemente pallidi.

E' un bene o un male?

Costruire la mia esistenza su cio' che per gli altri, innegabilmente, è semplicemente un sottile contorno delle proprie?

Evitare accuratamente, e poi senza neppure accorgersene, gli altri.
Non avere coscienza del fatto che la gente non usa sempre la prima persona singolare, ma esiste come parte di, una coppia, un gruppo?

Torno alla mia adolescenza, il tempo in cui mi sono affacciato alla realtà senza esperienze, non schiavo di pregiudizi o paure.

Io ho sempre detestato i gruppi, le comitive, gli agglomerati: quindi ne sono sicuro, questa mia attitudine è naturale, non si è sviluppata come meccanismo di difesa.

E loro?

Sto lasciando che le donne si confondano con le dee remote e intoccabili dell'Olimpo: le venero, senza neppure davvero credervi, le evito quando in carne ed ossa, quasi fossero blasfeme tentatrici, corrutrici di quell'idea che, essendo flatus vocis o pura astrazione, non è a me interdetta piu' che a chiunque altro.

4 comments:

  1. Amo anch'io la solitudine e mi stupisco ancora dei colori degli alberi che cambiano nel corso delle stagioni. Gli animali sono stati sempre miei compagni di viaggio e spero, non appena sistemata, di riprendermi in casa qualche mucchietto di pelo.

    C'è chi soffre senza gruppi ai quali appartenere ma condivido con te la naturalezza del tuo essere, con o senza le donne, le dee o altro da venerare.
    Però... sai quanto può essere bello contemplare un tramonto stretto fra le braccia di qualcuno che ti vuole bene?

    Joh

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  2. Altroche se lo immagino.
    Quando mi capita di vederla cosi dolce, capace di sorridere perfino a uno come me.
    E allora ti metti a parlare con un collega, e stai li vicino a lei, e ogni tanto butti lo sguardo oltre il tuo interlocutore, dove c'è lei.

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  3. Ho un disco di arrangiamenti di suoi pezzi che è semplicemente meraviglioso!

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