Saturday, 22 January 2011

Atomi di un sogno

Erano le Quattro Stagioni di Vivaldi, interprete d'eccezione Yehudi Menuhin, il contorno dei miei pensieri mentre, lasciando scivolare sul comodino quel bel saggio sulla guerra del Peloponneso, mi incamminavo verso il sonno.

Fuori, il gelo soffiato dai venti della Scandinavia fin qui, nel cuore dell'Europa, dominava, silenzioso, in tutta la città.

...

Apro gli occhi di nuovo, e mi trovo in un parco immenso e desolato.
Una luce soffusa si sprigiona dal manto erboso, umido e molliccio.
Un solo albero, dal fusto trasparente, s'erge nel mezzo di quell'ambiente altrimenti deserto e omogeneo.

Mi avvicino incuriosito.
Quando sono in prossimità dell'albero ecco che questo si anima.
Si piega all'indietro, e dalle sue radici, ora emerse dal terreno, s'allunga un'orrida lingua che mi attorciglia, come fanno certi immensi serpenti con le proprie prede, e mi trascina sottoterra.

Non sono impaurito, e infatti non mi risveglio: in quell'istante mi sembra anzi di essere un semplice osservatore e non più il protagonista di quell'incidente.

Il mio corpo viene risucchiato verso l'alto e infine sputato fuori dalla sommità dell'albero.

Sono stato proiettato in un'altra dimensione.

Davanti a me, disposti per terra, ritrovo i miei giocattoli di bambino, ed è eccezionale avere ancora tra le mani proprio quell'uomo dalle sembianze di tigre, dalla pelle arancione e il corpo elastico, che da sveglio non avrei mai ricordato.
Li, in mezzo alle mie automobiline, i miei pupazzetti dei Puffi o degli Snorkels, egualmente dimenticati, mi sento bene, e tranquillamente mi metto a guardarli uno a uno, e mi domando dove siano stati in tutti quegli anni che sono passati dal nostro ultimo incontro.

Qualcuno mi chiama con tono severo: la mia missione deve continuare!
Non posso concedermi altri svaghi.

Adesso sono su un'alta torre, forse un faro, per quanto non veda acque attorno a me.

Ai piedi della torre, un numero sterminato di nemici, armati.
Mi vogliono morto, questo mi è evidente, e stanno già salendo, lungo una scala metallica a pioli, verso di me.

Mi sento perduto, e alla fine decido di buttarmi nel vuoto: quello che mi potrà capitare, sarà sicuramente non peggiore di quello che i miei persecutori avevano in mente, no?

Sono finito in un immenso sottotetto: le travi, di legno scuro, sono umide, e gocciole d'acqua cadendo, formano ampie pozzanghere.

I miei nemici, lo sono bene, mi troveranno presto, e io sono disarmato, e non potrò difendermi dal loro assalto.

Mi metto alla ricerca frenetica di un'arma, ma non trovo che penne in quell'ambiente buio e inquietante.

Prendo comunque una stilografica, e mi riparo dietro una colonna, sperando di passare inosservato.

Nel pavimento s'apre una botola: in quella soffitta sta salendo qualcuno, ne sento i passi lenti, vedo la luce che, dal piano di sotto, illumina ora un poco la stanza immensa.

Con la mia penna riesco, in modo assolutamente insensato, a tagliare quella scala sulla quale i miei nemici stanno avanzando: in quell'istante la realtà tridimensionale si è come compressa in due dimensioni, e su quella immagine risultante io, con la penna, sono riuscito ad intervenire con precisione, e mi sono salvato la vita.

Nello stesso modo apro uno squarcio nel soffitto: e ancora una volta ... funziona!

Accoglimi tra le tue braccia, nera notte ... sono libero!

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