Tuesday, 30 November 2010

Quanto basta

Oggi ho un po' di dolore, nulla di che per carità, ma quanto ne basta per ricordarmi che devo fare in fretta.
I tendini tra polso e gomito, poggiando sullo spigolo del tavolo, le ossa del torace, a volte quando respiro, le cartilagini del ginocchio, se cammino o faccio le scale: sono come tante sveglie che stanno squillando all'unisono.

Un paio di miei colleghi hanno ottenuto dei contratti presso le piu' prestigiose università del mondo, negli States, è sono felice come se fosse capitato a me.
E per gli altri non sarà poi diverso: posso ben dire di aver avuto a che fare con persone d'intelligenza non comune, e tenaci alcune, sottili altre, tutte, o quasi, con qualcosa di interessante, e per loro fortuna non alle prese con gli stessi scorpioni che contaminano la mie mente, o con altri se anche non meno pericolosi non altrettanto evidenti.
I miei piani sono piu' limitati spazialmente: voglio restare nel cuore dell'Europa, in una terra germanofona, e forse continuare ancora un po' a lavorare con equazioni e spazi vettoriali, ma meglio ancora darmi subito da fare come se fossi già 'grande'.
Eh si.
Perchè l'orologio corre velocemente, e io ho troppi progetti che non possono aspettare!

Che buffo.
A volte mi prende una strana tenerezza, nei miei stessi confronti.
E torno a volermi un po' bene, almeno per un istante.

La curiosità di Ulisse

Sono stato Ulisse stanotte: non solo in carne ed ossa, non solo avevo il suo nome i medesimi ricordi, gli stessi compagni, ma davvero, per la prima volta, ho capito quanto forte fosse la curiosità di Ulisse, perchè l'ho vissuta, e quanto difficile essere uno di fronte a una moltitudine, perchè lo ero.

Monday, 29 November 2010

Fare l'amore

Oh, l'amore lo si può fare in mille modi diversi.

Nemica giurata

E' da un po' di tempo che ci penso su, nelle mie pause, durante il mio girovagare qua e la.

Sunday, 28 November 2010

Tu non mi inganni

Tu non mi inganni.

Clemenza

Ho scritto le cose peggiori di me stesso, e quello che non è enunciato in modo esplicito, ed è forse ancora piu' terrificante, si puo' intendere benissimo.

Saturday, 27 November 2010

Un bel regalo

Dev'esserci stato un ballo in maschera, o qualcosa di simile, proprio nella sede principale dell'Università, a due passi da dove, stasera, stavo lavorando.

A cosa serve un amico? (secondo tentativo).

Ho già scritto un messaggio in proposito.

Friday, 26 November 2010

E' capitato un giorno a Vienna

Ero a Vienna per lavoro, con un amico, (o è solo un collega? o che diavolo è?).
Da tempo non ci parlavamo più come prima, e però in quell'occasione trovammò occasioni per discutere un po' di tutto: delle donne (sue, ovviamente), delle grandi questioni del mondo, di come tutto sia vano, eppure irresistibile.

Come si chiama?

Come si chiama quella speciale forma di bellezza che tu possiedi?
Deve avere un nome particolare, se perfino con la coda dell'occhio, e senza i miei occhlai, la riesco a vedere.
Dimmelo, dai!

Thursday, 25 November 2010

La notte

Non leggete questa ennesima, noiosissima, patetica lamentela.

Che silenzio stanotte.

Ho imparato in fretta ...

Ho imparato in fretta a riconoscere l'odore pungente dell'etere, il cigolare del carrello che s'avvicinava.

Portava i ferri.

Wednesday, 24 November 2010

Io, La Russa, i tempi del liceo: incubo o sogno?

Un paio di notti fa ho sognato d'essere una volta di più nella mia classe, ai tempi del liceo.

Sant'Agostino, Dio, Wanna Marchi, io, tu

I miei proponimenti di scrivere qualcosa di sensato dovranno attendere prima di vedersi concretizzati.

Il consiglio di un'amica

Il lavoro, il freddo, un mal di testa persistente, qualche giramento, e perfino un problema al ginocchio che dura ormai da una decina di giorni mi portano ad essere un po' distratto, a scrivere meno di quello che vorrei.
Ieri, o era forse il giorno prima, a una presentazione al dipartimento ho incontrato un'amica, una ragazza cui voglio bene, e con la quale, ad esempio, sono andato ad ascoltare un po' di buona musica qualche tempo fa.

Abbiamo parlato un po' del tutto: del futuro, di quello che capita senza che noi si possa far altro che essere spettatori inerti. E soffrirne.

Al solito ho tirato in ballo Epicuro e Socrate, Leopardi e Mozart: ognuno scomodato in modo insulso, eppure ben felici, tutti, di poterle donare un attimo di serenità.
O di distrazione.

E poi la sua idea.

'Sai Gio, dovresti scrivere un blog'.

(Spero di tornare presto a scrivere qualcosa di almeno apparentemente sensato.)

Tuesday, 23 November 2010

Però

No, non sei bella come le altre.
Loro sono alte e snelle, formose e appariscenti.
Loro fanno girare la testa ai distratti che incrociano per strada,
e chissà in quanti discorsi triviali le trascinano le loro gambe, i loro seni.
Tu no.
Tu sei carina, nulla di più.
E hai uno strano gusto nel vestire: alle volte hai messo assieme bene camicia e pantaloni ... ma quelle pantofolacce di paglia non si possono guardare se sopra sei cosi elegante in quel completo bianco e nero!
Però ...
Però i tuoi occhi davvero li ha dipinti un Dio.
E ti guardarei per ore, e forse non riuscirei neppure ad ascoltarti.
Fingerei, e sarei invece rapito dai tuoi occhi, e poi magari dal rossore del tuo imbarazzo.
E non esistono che parole delicate per te: le più belle le immagino scritte a penna, su bigliettini lasciati nel tuo astuccio, sulla tua scrivania.
Pensieri del tuo uomo, ti dicono semplicemente ...
'Io ti amo.'

Monday, 22 November 2010

Che giornata!

Che giornata oggi al lavoro!
Niente di meglio allora che tornare a casa e guardare un vecchio amico dare del 'Tu' a Franz Liszt.
Per oggi non ho null'altro da dire, mi stropiccio un'ultima volta gli occhi, giusto per non sbagliare strada e finire in cucina invece che in camera e ... vado!

Sunday, 21 November 2010

Gio e la magia

Ho appena raccontato a una ragazza, Jeanne, l'episodio di Halloween.
Lei: 'E a parte l'oscura capacità di terrorizzare streghette inesperte, hai anche altri poteri magici?'
Io: 'Certo. So viaggiare, ad esempio, nello spazio e nel tempo. Tu non lo sai, ma lascia che ti dica la verità: la poesia che tu più di tutte ami, ho suggerito io al tuo poeta di scriverla. L'ho fatto perchè sono timido, e perchè non sono capace di dirti quanto sei meravigliosa, eppure volevo che tu lo sapessi. E se ora stai pensando tra te e te 'Ma come sei stupido, Gio!', beh, questo dimostra che sono anche capace di leggere il tuo pensiero, e se ora stai per scoppiare a ridere ... beh, questo è il potere magico che preferisco.'

Passato e presente

Dov'era?

Non me lo ricordo esattamente.

Saturday, 20 November 2010

La saggezza di Archimede Pitagorico

Le ultime notizie che giungono dall'Italia parlano di una classe politica ormai allo sbando, di ragione smarrita, di ingordigia senza freni: sento dichiarazioni che passano quasi inosservate e che sono invece di una gravità assoluta, perchè minano alla base stessa il senso vero di democrazia.

Perchè la bellezza non significa nulla

Lo voglio dire chiaramente: io sono un perfetto, odioso ipocrita.

Friday, 19 November 2010

Lo specchio di Cartesio

Continua la farsa di cui sopra.
Il tutto è drammaticamente vero, e però mi fa anche un po' sorridere.

Gio: 'Hai presente Cartesio no, e il suo 'Cogito Ergo Sum'?'. A me a volte, quasi mai in verità, capita di incontrare una persona e credere d'essere come davanti ad uno specchio. Capita ovvero di trovare qualcuno di non troppo diverso da me insomma, e di riformulate quella massima in 'Es, ergo sumus', ovvero: esisti, quindi esistiamo entrambi. Quando sei solo hai sempre l'impressione di non esistere proprio, di essere un'illusione, e neppure arrivi al 'Cogito Ergo Sum' di cui ti dicevo. E io mi determino davvero solo quando scopro che tu esisti'.

Come Gio parla a una ragazza che gli piace davvero.

Incredibilmente ho trovato, qui in città, una ragazza che davvero mi toglie il fiato, e non perchè bella.
Anzi, oggi la bellezza non so cosa sia.
Chi ha mai parlato di bellezza?

Ecco come gli rivolgo la parola (considerate che ci conosciamo pochissimo, ma ella è solita scrivere molto, sicchè me ne sono fatto un'idea piuttosto articolata).

Gio: (dedito al pensiero ad alta voce, gran brutta abitudine).
Hai ragione: il senso comune, la normalità hanno una definizione abbastanza precisa, e tutte le componenti delle persone normali sono fissati a valori, piu' o meno, costanti. Viceversa, ci sono milioni di diversi modi per essere scarti di questa normalità. Ecco, quello che devono fare due scarti della società come noi è capire se si è compatibili o meno.
Lei: (pure dedita al pensiero ad alta voce).
Ti rendi conto che mi hai appena definita monnezza?

Profondo e complesso

Ho vagato a lungo abbastanza nella storia, mi sono addentrato sufficientemente nella filosofia e perso ad occhi chiusi nella poesia, e ho almeno sfiorato quanto serve molte altre diverse rappresentazioni del pensiero umano per essere certo che 'complesso' e 'profondo' non sono seducenti.
Complesso è aggettivo che userei per descrivere un labirinto, profondo un abisso.
E io non ho una folle, ingenua, smodatamente superficiale attrazione nè per i labirinti nè per gli abissi.
Io li ci sono.

Thursday, 18 November 2010

La voce delle fate del bosco

Ci vuole uno stregone per convincere le fate del bosco a cantare, lo sapevate?

Ricordi e altro

Uniformarsi al male: io l'ho fatto.

Wednesday, 17 November 2010

Una banda di idioti

C'era del genio davvero in John Kennedy Toole.

Freddissimo!

E segue a una domenica bellissima, tiepida, quasi un'intrusione di primavera nel cuore spinoso dell'autunno, un martedi gelato.

Lo schiaffo

Non avevamo, io e mia sorella, piu' di sette, otto anni.

A quei tempi una signora, amica di famiglia già allora, adesso parte di quel nucleo ristrettissimo, veniva in casa nostra ad aiutare un po' la mamma nelle faccende domestiche.

In qualche modo mia sorella, parlandone, la defini, senza alcun intendimento di disprezzo, 'serva'.

E' scontato ritenere inaccettabile un giudizio simile da un adulto, ma un bambino non puo' certamente esprimersi sempre in modo opportuno, no?
Non ha un vocabolario abbastanza ampio, fatica a capire il senso stesso delle parole e insomma ha tutto il tempo che vuole per crescere, e confrontarsi con gli altri.

Mio padre la schiaffeggio'.

Sono sicuro che quello schiaffo fece assai piu' male al babbo che a lei.

Tuesday, 16 November 2010

Monday, 15 November 2010

Quando la matematica è una grande metafora della vita.

Come in matematica, anche nelle relazioni con gli altri differenziare è molto più facile che integrare.
(se c'è qualche ingegnere tra il pubblico gliela spiego dopo).

Perdonatemi vi prego.

E poi ho scoperto ...


E poi ho scoperto che si può fare tutto anche in un altro modo.

E se mi ami ...

Nel tuo cuore puoi provare pena per me, ma non farmelo capire.
Pensa pure ai miei dolori, alla mia solitudine.
Quella incerta del passato, mentre migravo fuori dal gregge, è, ora che me ne sono estraniato sicura, ferma nel mio futuro.
Versa qualche lacrima, ma che io non ne veda la riga che scende sul tuo viso.

Non avvicinarti se vuoi salvarmi: la vita in serra, una primavera costante e monotona, m'ucciderebbe all'istante, sai?
Non darmi la tua compassione: a cosa mi servirebbe se non ad annoiarmi, a farmi sentire un po' in colpa, a ricordarmi il male?

Se mi vuoi bene, fammi ridere, lascia che la mia mente corra libera, piu' veloce della luce, sui tuoi pensieri, raccontami una vita fantastica e terribile, fa' che veda con i tuoi occhi, e senta con il tuo cuore.

E se mi ami, dimmi quello, e non aggiungere altro.
Basterà.
Piu' di cosi non potrà esserci nulla, e nulla ci sarà.

Sunday, 14 November 2010

Il silenzio e l'attesa

Non so con precisione quando avvenne.

Il trionfo del sole

Oggi è una giornata splendida, e davvero il cielo sereno celebra il trionfo del sole.
Poche nuvole, lievi striature, come oziose lucertole godono quanto me di questo tepore, e tutto nel giardino mi sembra partecipare a quest'attimo di primavera.
Gli uccelli forse confusi tornano a zampettare sull'erba alla ricerca di qualche seme, i bambini, tolti i cappotti, sono ancora in maglie leggere e colorate a rincorrersi tra gli alberi, e chi gioca a nascondino non si preoccupi: non tremerà dal freddo oggi all'ombra di quel cespuglio, o in quell'oscuro sottoscala.
Gli anziani a passeggio con cani altrettanto lenti e acciaccati, si fermano ancora sulle panchine, e perfino i giovanotti che ieri avranno forse fatto le ore piccole divertendosi in qualche locale alla moda, svegliati dal sole che penetra oltre le tapparelle, pensano che forse sia il caso di alzarsi, e approfittare di un'occasione, forse l'ultima dell'anno, per camminare nella foresta, o giù al lago.
E io voglio affrettarmi a seguirne l'esempio.
E queste sono le mie ultime parole: chiuderò le finestre, finirà questa musica per Oboe, e sarò fuori, una delle figure che seguono la via fin dove tutto si confonde nelle tinte scure del bosco che ha ormai smesso di bruciare, ed è spoglio, ma almeno oggi non freddo.

Saturday, 13 November 2010

Un sabato, il mal di schiena e Roberta Invernizzi

Ieri ho passato quasi tutta la giornata, in casa, a lavorare al PC: fino al tardo pomeriggio occupandomi delle mie faccende, i miei codici, i miei diagrammi, e poi nella serata per correggere un po' alcuni scritti di quelli che sono finiti nel mio diario.

Un gioco di società

Ogni tanto lo faccio: mando lo stesso SMS a un numero di persone.
L'occasione può essere qualsiasi: la penultima volta era una famiglia i cui membri, tre adulti e un bimbo, avevano dei caratteri troppo simili ai miei per non temere che fossero affetti dalla mia malattia.
In quel caso chiedevo ai miei malcapitati interlocutori cosa fare: avvertirli del pericolo forse mortale che correvano?
O invece lasciar perdere, evitare di spaventarli, quando probabilmente non c'è motivo di preoccupazione?
Oggi invece è stata una manifestazione dai colori politici non propriamente alla moda da queste parti: e ho mandato un sms scherzoso, inutile, a un po' di persone.

E' stata una bella idea mandarlo anche a lei.

Oggi le mie ossa mi vogliono ricordare per forza di cose che ho esagerato con i lavori in casa, che non sono finiti, e con il passeggiare giù in città, nel primo pomeriggio.

Ma tornerò a parlare di lei, adesso mi servono giusto poche ore di ristoro.

Friday, 12 November 2010

In un vicolo qualsiasi

In un vicolo qualsiasi, di quelli che non saprei ritrovare, in una città dell'entroterra Toscano.

Ricordi

La terra bruciata dal sole in Toscana ha il colore del grano che pizzica le gambe nude, e che come un'onda che si propaga all'infinito veste colline immense e dolci.

Thursday, 11 November 2010

Tu

Oltre al bizzarro discorso di Fini, stanotte ho anche sognato altro.

Il plagio

Mi è capitato ancora: la sensazione del plagio nel sogno.

Ho sognato stanotte, prima volta in assoluto e spero ultima, Gianfranco Fini.

Teneva un discorso.

E poi ero invece io, e con me c'era una fanciulla.
Non una di quelle che conosco, o comunque non lo ricordo.

Le dicevo che con la nostra Fiat Cinquecento, il modello scalcinato degli anni cinquanta, non la macchinina per giovani alla moda di oggi, saremmo potuti arrivare fino alla luna: ci amavamo, e nulla era impossibile.
E tante altre cose le dicevo, ma le ho dimenticate tutte.

E poi il sospetto: che tutte quelle frasi non fossero mie, ma che le avessi ascoltate da Fini.

Un cestino da pic-nic

Oggi mi è arrivato per posta un pacchetto: è da parte di una collega che non vedo mai, e che pero' in qualche modo ho aiutato, meno di quanto non creda, alcuni mesi fa.

Wednesday, 10 November 2010

Tuesday, 9 November 2010

Spedito

Ho spedito il mio diario a una piccola casa editrice.

Un ricordo emozionante e tragico


Ho ricominciato ad andare in moto nell'aprile di un paio di anni fa, dopo una lunga pausa di sette, otto anni.

Monday, 8 November 2010

Gli specchi ustori

Non ho minimamente intenzione di parlare degli specchi ustori di Archimede, ma voglio usare l'immagine che evoca per traslarla in qualcosa che davvero mi sta bruciando, e consumando, dentro.

Chi sono?

Io non lo so.

Sunday, 7 November 2010

Tutto in tre righe

Te l'avranno già detto in centomila.
Beh, avevano tutti ragione.
Sei bellissima.

Un viaggio lontano

L'idea di un viaggio in battello, davvero esclusivo in quegli ultimi anni della Belle Epoque, aveva convinto infine anche i più recalcitranti: per loro, membri della ricca borghesia francese, l'ostacolo non era certo il denaro, quanto piuttosto l'incognita che permeava tutto quel progetto.