Monday, 13 December 2010

Sognare melograni gialli sottoterra

Me la sono cercata, lo ammetto.
Ieri sera ho lasciato che fosse una composizione un po' folle di Boulez a suggerirmi cosa sognare, e le attese non sono andate deluse.

Per una volta sono con tutta la mia famiglia.
All'inizio del sogno sono convinto di trovarmi in un'isola ormai disabitata.
Una fitta giungla impedisce quasi il respiro, e a fatica avanziamo lungo dei sentieri angusti aggrediti dalla vitalità della vegetazione.
Siamo naufraghi, o superstiti di qualche genere: nel sogno non c'è ricordo del momento esatto della nostra tragedia, ma solo un presente denso di incertezze.

Benchè la situazione sia molto difficile, non siamo disperati, o almeno non lo siamo ancora: sappiamo bene infatti che solo pochi anni prima lungo quegli stessi sentieri che stiamo seguendo, e che si biforcano in continuazione, si corse una gara di ciclismo di rilievo internazionale.

Seguendo lo stesso percorso di quegli atleti, è questa la nostra convinzione, ci salveremo!

A fatica avanzo nella selva, e mi rendo conto che molto è cambiato da quando quegli spazi erano sede di un'avvenimento sportivo: la giungla ha già inghiottito le tribune, i cartelloni pubblicitari, le biciclette abbandondate a lato della pista ... e cosi forse farà anche con noi, con il suo incedere lento ma inarrestabile ci divorerà, e i dei nostri cadaveri farà marciume l'umidità, e il brulicare degli insetti.

Mentre cosi penso, mi accorgo di essere rimasto solo: ancora sento le voci, meno preoccupate della mia, di mio padre e mia sorella, e penso alla loro ingenuità, alla loro fiducia troppo grande.

Per me la paura ha tempi diversi: cerco nelle mie tasche le mie medicine, quelle che devo prendere ogni giorno, e con terrore mi rendo conto di non averne neppure una con me.

Il mio sangue lentamente si coagulerà sulla mia protesi, e di li si distaccheranno dei piccoli aggregati piastrinici che finiranno per ostruire le arteriole all'altezza del cervello.

E allora io perdero' la mia lucidità, e quella flebile speranza che ho di potermela cavare, qui e nella mia vita, svanirà con essa.

Nonostante tutto, continuo a seguire il sentiero che ora si fa ripido, e la giungla lascia, salendo, spazio a un bosco piu' simile a quello delle nostre alpi.

Ora che la vegetazione è meno fitta, attorno a me riesco a vedere i residui del passato: scavato nella terra rossiccia vedo un punto di ristoro, con tanta acqua potabile per tutti, e un attimo torno fiducioso, pensando che forse, chissà, c'è ancora una presenza intelligente che si prende cura dell'isola.

Nonostante l'aggravarsi della mia condizione, mi sento esausto, continuo di buona lena a salira.

La mia tenacia sembra trovare ricompensa quando, in una radura, trovo una bella villetta dalle mura arancioni.
Mi avvicino con prudenza, non sapendo se dover temere io il padrone di casa o se invece non sia lui a poter avere paura di me.
Entro in casa dopo aver bussato insistentemente senza risposta: l'edificio è in ottime condizioni, le lampadine accese, ma senza mobiglio, e completamente deserto.

Non c'è cibo, nè anima viva.

Mi convinco infine che è inutile continuare a cercare, e torno sui miei passi.
Uscendo, mi guardo attorno: sono arrivato in cima a una collina, e alla mia destra vedo un'alto muro di cinta che mi divide da altre casette, queste abitate e piene di vita.
C'è gente sui balconi a chiacchierare, altri si riposano in un bel giardino all'inglese.
Cerco di attirare la loro attenzione ma niente da fare: non mi vedono nè mi sentono.
Deluso, decido di tornare nella giungla donde sono venuto, e di cercare magari i miei famigliari.
La discesa è terribile: i morsi della fame mi perseguitano, e allora, preso dalla disperazione, scarico la mia rabbia scuotendo un'alberello.
Con mia grande sorpresa, mi rendo conto che basta pochissimo per sradicarlo, e che nascosto tra le sue radici c'è un melograno giallo, come mai ne ho visti in vita mia, succoso ed invitante.
Provo con un'altra pianta: ancora la divello senza problemi, e ancora trovo un melograno.

Sto per addentarlo quando mi rendo conto che potrebbe farmi del male, e accellerare il processo di coagulazione che già mi tormenta, senza contare che potrebbero perfino essere velenoso.

Prendo con me i frutti proibiti e continuo a cercare i miei fratelli, i miei genitori.
Almeno loro, penso tra me e me, avranno di che mangiare.

Mi risveglio prima d'averli trovati.

2 comments:

  1. capita spesso anche a me di risvegliarmi dopo sogni apparentemente stupidio o senza un ben che minimo senso logico. ma non credo sia così. anzi, credo proprio che sia nei sogni più strani e meno concreti il vero significato di ognuno di essi. certo, interpretarli non è cosa facile, anzi, direi alle volte impossibile. ma si può interpretare la sensazione che ci lasciano dentro. a volte faccio un brutto sogno e svegliandomi, invece di sentirmi angosciata e inerme, "stranamente" mi sento liberata, come se quel brutto sogno fosse stato uno sfogo del mio inconscio. altre invece, faccio sogni che sembrano non avere niente di "preoccupante", di significativo, e invece al risveglio mi lasciano un inquietudine disarmente, nonostante non abbia capito apparentemente il senso (in realtà il nostro subincoscio lo capisce benissimo). da quello che ho letto la tua sembre più una paura di non riuscire a cavartela da solo. bhè, se così fosse realmente, prendi spunto da questo "incubo", che ti ha dimostrato che così non è.
    dovremmo imparare a percepire come si deve i segnali che la nostra mente e il nostro corpo ci inviano puntualmente.
    suerte :)

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  2. La penso come te: la sensazione del sogno perfino da svegli dice di noi, e ci forza a pensare a scenari, situazioni, persone ... a noi aliene.

    A presto,

    Gio

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