Saturday, 18 December 2010

Nello spazio

L'arte della Fuga di Bach mi teneva compagnia, e io, scivolando nel sonno, smettevo i miei panni per indossare quelli di un altro cui sono, al di la delle apparenze, legato.

Se devo essere sincero, in questo caso le analogie tra questi due 'me' erano piuttosto forti: l'io del sogno era uno scienziato, un esperto di astrofisica ed esplorazioni dello spazio.

Ero, con diversi colleghi, a uno di quegli apero che festeggiano o il buon compimento di un progetto, o ne inaugurano uno nuovo.

In questo caso si formalizzava, con quel party, l'inizio di una nuova avventura nello spazio.
Una ragazza bionda, capelli corti e all'apparenza molto sicura di sè, era prossima a partire, in compagnia di un noto professore, per un viaggio sullo Shuttle.
L'avvicinai: mi incuriosiva, al di la della sua bellezza, sapere quanto e come si fosse preparata per quell'esperienza dura: mi chiedevo, in particolare, se fosse davvero pronta a patire le privazioni che l'attendevano.

Temevo di spaventarla, ma allo stesso tempo non volevo che per lei fosse, una volta partita, tutto un trauma, e che alla fine si trovasse obbligata a vivere un incubo di settimane.

Il nostro conversare era però piuttosto problematico: lei evidentemente non si sentiva a suo agio con me, e mi convinsi che temesse di perdere tempo avendo a che fare con uno come me.

Io nel sogno ero ben consapevole di essere molto competente in materia, ma mentre lei mi raccontava che si, era pronta, e per mesi aveva vissuto in una sorta di camera di simulazione, percepivo che lei non era li per discutere di scienza, ma per godersi un attimo di celebrità e approfittare di quell'occasione in termini sociali.

Senza indugiare, la lasciai ai suoi affari.

L'indomani alla rampa di lancio tutto era pronto: il countdown andò a meraviglia, e il razzo si staccò da terra con a bordo i suoi occupanti senza alcun problema.

In questi attimi io osservavo, nel sogno, le vicende dei due a bordo dello Shuttle.

La ragazza era molto emozionata e un po' spaventata: adesso le sembrava tutto più difficile, e le privazioni di cui l'avrei voluta mettere in guardia, insopportabili.
Il professore, invece, era gioviale e perfino superficiale.

Nell'attimo in cui i razzi propulsori di sostegno si staccarono dalla navetta, uno scossone, assolutamente nella norma, smosse violentemente la navetta.
Il professore, che sapeva bene l'attimo esatto in cui questo sarebbe avvenuto, ne approfittò per terrorizzare la ragazza: pochi secondi prima dell'evento infatti assunse un'aria preoccupata e guardò freneticamente gli indicatori di pressione e temperatura.
Finì poi per ridere quasi brutalmente dell'angoscia della sua giovane compagna d'avventura, che era ormai irriconoscibile, così piccina e spaventata e diversa da quella intraprendente, spavalda e vivace del giorno prima.

La donna, terrorizzata, guardava fuori dall'oblò della navicella la Terra allontanarsi, e nella sua mente si figurava quelle settimane terribili: accompagnata da un fanatico pervertito, remota da ogni forma di dolce comodità, una doccia calda, un po' di musica, una camminata da sola, temeva di soccombere.

Malediva sè stessa e il mondo intero.

Allora mi materializzai di fronte a lei, ma dall'altra parte del finestrino, in quello spazio vuoto e gelido per lei irraggiungibile, anche se solo a pochi centimetri dal suo naso.

Ci guardavamo in silenzio: non potevamo parlarci, ma riuscii a tranquilizzarla un po'.
In qualche modo, non sarebbe stata sola.

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