Tuesday, 21 December 2010

La maledizione del tricolore, il suicidio di una democrazia

Le notizie che, distrattamente, leggo sui quotidiani online, mi parlano di un'Europa ancora in grave crisi economica, con l'eccezione notevolissima della pragmatica, efficiente locomotiva tedesca, e le sofferenze marcate delle grandi democrazie latine, Spagna e Italia, e di alcuni satelliti alla deriva, Irlanda e Portogallo.

Il crack finanziario che ha messo in ginocchio la Grecia, e che minaccia di portare al default anche altri paesi, non è pero', a mio modo di vedere, preoccupante quanto lo sono le derive populistiche, xenofobe e illiberali che serpeggiano in seno all'Europa.

Dalle congiunture negative puo' ripartire la corsa alla crescita del Pil e dei consumi nel giro di pochi mesi, ma le conseguenze nocive di certe scelte scellerate possono estendersi per anni, e valicare confini geografici e diffondersi come un morbo pestinenziale, e dilagare in un ambiente malsano e fragile quale oggi è parte dell'Europa.

M'ero convinto che l'avanguardia in tal senso fosse proprio il nostro paese, e che la nostra democrazia e libertà d'informazione fossero indebolite, messe a repentaglio da politiche eversive di varii fascistelli e sultani gaudenti.

Beh, a quanto pare non sarà piu' l'esempio della Cina lontana e comunista l'ideale del miglior presidente del consiglio delle ultime ere geologiche: sarà invece una autentica e collaudata democrazia, l'Ungheria, a ispirare il novello Bonaparte.

Oggi ne abbiamo la prova evidente: una democrazia puo' suicidarsi.

La mia solidarietà a quei 1500 sconosciuti ungheresi che iniziano oggi la loro battaglia che la sciocca, miope, volubile democrazia ha voluto rendere necessaria.

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