Thursday, 2 December 2010

La dipendenza

Osservo la scena politica sempre con meno interesse: al coinvolgimento è subentrata prima la rabbia e poi, con gli anni, si è sostituita la semplice curiosità.

Ci sono molte dipendenze di cui gli uomini di potere sono schiavi.
Ci sono le donne, spesso appena ragazze, da infilare in auto dai vetri oscurati e da consumare in orge e party selvaggi. Donne senza nome, donne ridotte ai minimi termini, a volte vittime, solo raramente profittatrici.
C'è poi il denaro, da accumulare a piu' non posso, quasi la vita di un uomo potesse estendersi su una scala temporale di secoli, millenni, e avesse quindi bisogno di risorse ben piu' pingui di quelle sensate.

Ma se donne e denaro sono dipendenze cui questi uomini, a priori, possono essere quasi felici di sottostare, c'è un altra droga, la peggiore, che si impossessa delle vite di molti potenti.

E' la menzogna: sistematica, universale, incontenibile.

Le donne si 'scopano', ed è un piacere, nella sua forma piu' vile, ma un piacere.
I soldi si spendono, ed è inebriante, e si puo' esercitare un fascino alla luce del sole, che conquista e fa invidiare.

Ma la menzogna è un insetto schifoso che banchetta del bugiardo dal di dentro: quello che l'adrenalina del possesso di mille donne diverse, che dura un istante e poi fa tornare in sè, non consuma, quello che la cupidigia del denaro che solo di tanto in tanto prende il sopravvento, non intacca, è costantemente divorato dal di dentro dalla bugia.

La bugia fa piazza pulita all'istante degli amici: il bugiardo non ha consiglieri, ha solo usuarai, e si vede circondato solo da traditori, e non puo' credere in nulla, neppure nella verità.

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