Wednesday, 1 December 2010

Finisce sempre tutto cosi

Stanotte ho sognato moltissimo.
M'avrà forse ispirato quel disco di pezzi per Viola che, ogni volta che il mal di schiena mi ha svegliato, lasciavo suonare, e che mi ha dunque accompagnato per buona parte della notte.

Sono stato in un museo, davanti a una parete immensa, dove un numero di piccole opere, affiancate l'una all'altra in modo da riempire un'intero, enorme, rettangolo, sembravano raccontare per indizi, per successive allegorie, un'esistenza.
Era la mia, forse.
Riuscivo ad avvicinarmi, fluttuando nell'aria, ad alcune di queste opere.
Ne ricordo due: una era una targa, il colore era quello ingiallito di vecchie fotografie, e una scritta, a caratteri neri, in corsivo, diceva semplicemente 'Duetto'.
Nella seconda, vista da lontano, una donna era affacciata a un balcone, a guardare le stelle.
Osservando piu' attentamente pero' si riusciva a identificare meglio la situazione: quella della donna era solo una stampa a grandezza naturale, e sotto il balcone, un demone si stava arrampicando verso di lei.
Un gallo e un ermellino, inferociti, stavano aspettando il demone, che era debole e fragile in quel tratto incerto a matita, per impedirgli di raggiungere perfino quella semplice, mendace, figura.

Un istante ed ero altrove: con un collega, la ragazza di un mio amico e Giulia, stavamo scaricando degli strumenti musicali da una vecchia Mercedes, di quelle che si usavano un tempo per trasportare i morti.
Il violoncello suonava da solo, e noi, a voce, intonavamo qualche nota per accordarci.
La mia voce era baritonale, forse di basso: contrastava con quelle delicate delle ragazze, e perfino con quella del mio collega, di registro diverso.
Nonostante tutto, riusciavamo a riderne.

L'ultimo sogno è il piu' articolato, il piu' significativo.

Ne parlo al presente, perchè potrebbe capitare in ogni istante.

A cena siamo in tanti: ci siamo ritrovati per salutarci prima delle feste di Natale.
Riconosco mio padre, mio fratello, Marco Travaglio, Victoria Cabello: l'atmosfera è rilassata, familiare davvero.
Victoria a un certo punto fa uno scherzo telefonico alla moglie di Marco, lasciando intendere alla povera donna che abbia un'amante: ridiamo tutti come pazzi quando Marco ritelefona alla moglie, e cerca, nella confusione degli schiamazzi e delle risate di sottofondo, a spiegare alla moglie che era tutta un'idea di Victoria, e codice alla mano cita a memoria tutti gli articoli che sanciscono il patto di fedeltà tra moglie e marito.
'Povero Marco', penso tra me e me, e continuo a parlare con lui e gli altri di tutto e niente.

Il mio telefonino suona: un'occhiata rapida al display che dice 'Sua Altezza is calling' e allora non faccio che l'unica cosa sensata: mi alzo, e senza dire una parola a nessuno, esco dalla stanza e scendo della scale, verso una cantina silenziosa, dove poter parlare con lei.
Le dico della cena, e che mi manca, e che vorrei fosse li con noi.

Mentre parliamo, all'improvviso sono raggelato dal terrore: io le ho mentito!
Quello di cui le sto parlando è solo un sogno, non è realtà!
Non mi rendo conto che sono ancora in quel sogno, e che quindi c'è una certa coerenza: neppure in una situazione simile mi sento giustificato.

Mi sveglio spaventato, scosso ... e torno in me.
E ti penso.

Si, finisce sempre tutto cosi.

Io che ti penso.

6 comments:

  1. La prossima volta per favore, sognami come la miglie di Travaglio....!!!
    Almeno in sogno..... :o))

    Joh

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  2. La fine del tuo sogno mi ha lasciato un po' di inquietudine, come se mi fossi immedesimata. I tuoi sogni sono molto vivi.

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  3. Devo solo trovare il disco adatto Joh ;-)

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  4. Tutta colpa della Tomba di Ravel (inquietantissimo pezzo per Viola appunta).

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  5. vic) ...gio è un incanatatore. beware! :)))

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  6. Incantatore?
    Io?
    Giammai! ;-)

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