Thursday, 2 December 2010

Ed è tutto dentro li

Mi capita di fermarmi ad osservare, a volte avidamente, in altre circostanze stupito, le persone attorno a me, proprio come uno che non io vedo, alle mie spalle, dopotutto, potrebbe fermare i propri occhi, lasciar indugiare i suoi pensieri su di me.

E', credo, una sottile forma di intrusione quella esercita da chi, dall'esterno, formula i propri pensieri circa la persona presa nell'atto della vita, sulla quale si focalizzano lucidi, freddi, detti ragionamenti: tuttavia la consapevolezza di non essere che una pedina mobile su questa scacchiera, ora pedone ora alfiere, ora bianco ora nero, mi solleva dal peso insopportabile della presunzione.

E' passata una serata stranissima, tenerissima e inattesa.

Che bella la tenerezza che ti sorprende, perchè non te l'aspetti davvero in un gigante dall'accento marcatissimo, nè dalla più bella di tutte, che di solito è così imperscrutabile e misurata, no?
E adesso che è già notte sto ancora pensando: mille sensazioni diverse compongono un'immagine che non ho il coraggio di sintetizzare in parole semplici, perchè sarebbero le più terribili, quelle che non ho il diritto di usare.
Non io, non quando riferite a qualcosa di diverso da un'idea, vaga, astratta, individuale.

...

Mi sarei forse dovuto curare più di me stesso, con maggiore ostinazione e disciplina: dare la giusta attenzione alla mia emotività, riconoscere e accettare in me le deliziose piccolezze di ogni uomo, essere meno sospettoso, concedere più fiducia all'altro.
Avere più coraggio, più forza per reggere le sconfitte: e invece ho scelto la fuga, una ritirata ordinata ma totale, un arretramento su posizioni talmente remote da non essere pericolanti.
E chissà, forse oggi non sentirei dentro una sensazione di smarrimento quasi violenta, e che non so davvero descrivere, quando vedo emergere l'intimità, il sentimento nell'altro.

Vedo giovani, adulti, uomini e donne: quanti colori nei loro gesti, quante diverse espressioni di quell'umanità che ormai ho dimenticato.

Ed è tutto dentro li, in quello che, in modo un po' infantile, ancora chiamo 'il tuo cuore'.

Anch'io una volta ne avevo uno.

Non esiste più.

Ed è in situazioni come queste che sinceramente mi sento grato al dolore: quello patito fino ad ora, quello che mi accompagnerà nel futoro, mi sembra il giusto prezzo da pagare per aver scelto consapevolmente di sprecare la mia esistenza nella teorizzazione di in un mondo che non esiste, e nel quale tuttavia mi sono confinato.

Questo scritto non è triste.
Non sono malinconico.

Sono sereno.

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