Saturday, 11 December 2010

Due sogni stranissimi

Del primo sogno mi rimane solo una vaga immagine al mattino.

Sono testimone ad un processo: in qualche modo io sono assolutamente sicuro dell'innocenza di chi siede nel banco degli imputati, il quale è tuttavia un colpevole ideale e inviso ai più (è forse un immigrato? O invece è un omosessuale? Non ricordo).

La mia angoscia è grande quando mi rendo conto che sarà la testimonianza che sto dando, l'averlo visto in un determinato luogo a una data ora, in virtu' di un assurdo disegno accusatorio, a farlo condannare ingiustamente.

La mia verità, distorta dalla malignità altrui, asservita ai disegni iniqui, sosterrà la menzogna.

Il secondo sogno è stranissimo, e pur non essendo un incubo mi ha turbato a tal punto da destarmi.

Con dei colleghi stiamo osservando una monetina da 50 centesimi.

Su una delle due facce però non c'è il consueto rilievo, ma tre cifre scritte in piccolo, posizionate come ai vertici di un ideale triangolo isoscele.
I numeri sono, mi pare di ricordare, un due, un cinque e un dieci.
Un mio amico, un matematico, prende la moneta e la osserva attentamente.
Quindi la da ad un altro mio collega, e tutti infine se la passano.

Per loro è evidente il significato di quelle tre cifre, della loro disposizione particolare, del perchè ci sia capitata fra le mani.
Ne parlottano ridacchiando.
Io, invece, per quanto mi sforzi di averne almeno una vaga intuizione, non capisco nulla.
Come quando si cerca di non umiliare qualcuno spiegandogli in dettaglio qualcosa di semplicissimo, il mio amico cerca allora di darmi una dritta, un dettaglio.
Io però non riesco a sentirlo, e forse, dopotutto, neppure voglio ascoltare i suoi suggerimenti.
Ma non è una semplice questione di orgoglio (spesso sono testardo e ostinato, lo ammetto, e mi impunto a fare da me cose che viceversa potrei più facilmente risolvere con l'aiuto di altri) ad impedirmi.
La questione è più sottile, ed è il motivo per cui ho raccontato questo sogno.
In questo caso, come in molte altre circostanze, io so che sto sognando.
E so che tutto quello che c'è nel sogno, l'ho dunque creato io.
E so che quindi se c'è un senso, sono stato io a darlo, e che di conseguenza nulla il mio amico possa aver capito che non sia già nella mia mente.

Tuttavia la mia ricerca è vana, e mi sveglio nella notte infastidito, scosso, umiliato ... e senza aver ritrovato risposta al dilemma delle tre cifre.

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