Monday, 6 December 2010

Confessione

Ora è diverso, ma all'inizio, e per mesi lunghi e gonfi di dolore, eri tu il motivo per il quale scrivevo.

Lo era la tua assenza.

E poco contava il fatto che ci vedessimo quasi ogni giorno alla fermata del metro', che in corriodio si incrociassero i nostri silenzi, o che ai seminari per forze di cose si contaminassero l'un l'altra le nostre voci, mentre parlavamo di quella scienza che mai, come in quei mesi, mi è sembrata una sciocchezza, una perdita di tempo.

Poco contava perchè tu non esistivi piu': t'avevo cancellato dalla mia esistenza, con una violenza che solo l'istinto di sopravvivenza poteva aver scatenato, con l'aiuto forse determinante, e torno a quel pensiero con angoscia, di qualche farmaco che ha rischiato di strapparmi via l'esistenza dopo aver prosciugato la mia voglia di vivere, di correre a perdifiato, di rischiare.

Ero abituato ad essere solo: vivere quella condizione una volta di piu', non mi sarebbe costato particolarmente.
Ero già consapevole del fastidio, del disagio che alcuni provano in mia presenza, e sparire quindi dalle feste, dalle serate assieme non mi fu difficile per nulla: me le imponevano, quelle occasioni di vita sociale, l'educazione, le convenzioni, ma io non le desideravo.

Per la prima volta pero' avevo avuto un interlocutore: e i mie monologhi s'erano fatti dialoghi: non m'ero accorto, nè tu, delle differenze abissali, quelle che l'intere nostre vite giustificavano, e avevo dato troppo per scontato, e m'ero sentito finalmente alla pari, finalmente di fronte a una persona normale.
Riuscivo allora perfino a ignorare quel senso di inferiorità che provo spesso nei confronti di chi è profondo e complesso, e che mi porta a domandarmi se non sia pietà quella che lega una persona a me: per una volta era tutto in equilibrio, e se c'era una differenza in un senso, la compensava un'altra in direzione opposta.

Poi tutto è finito, nel peggiore e piu' cocente dei modi, ovvero per l'intrusione della realtà nella nostra quotidianità.
Quella realtà che non puo' proprio fraintendersi, e che separa con efficienza mirabile verità ed ipocrisia.
E allora, io di qua, tu di la, senza alcun tentennamento della sorte e dei suoi scherani in proposito.

Tutto tornava come prima, eccezion fatta per la necessità del dialogo.

D'improvviso i miei monologhi non facevano che franarmi addosso: e oltre la rabbia, le sue manifestazioni violente e ridicole, sconfitte continue inflittemi dalla mia stessa etica che mi faceva sentire un verme, pativo anche questo drenaggio, questo sgorgare e perdersi nel nulla del mio dolore, il non aver null'altro che la mia ottica, uno specchio deforme nel quale cercare la mia immagine.

Non c'è specchio migliore che l'occhio di un amico.

Quello che ho perso quel giorno, sarà stato l'unico nel quale non mi costava nulla cercare anche le pieghe piu' insidiose, le viltà piu' inconfessabili, e la mia miseria nel suo complesso: perchè era scostante, nevrotico, imprevedibile, difficile, combattuto.

In una parola, umano.

4 comments:

  1. Grande capacità espressiva Giò , troppa sensibilità...
    lo ripeto di nuovo:ma da quale cielo sei arrivato tu?
    correggimi , tu pensi che l'ipersensibilità sia un pregio o difetto?!
    :-) Bacione

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  2. Kiara, ma cosi mi confondi :D
    Io non so risponderti.
    Ho maledetto questa sensibilità, l'ho persa di sicuro: me ne ricordo come di cio' che piu' mi ha avvicinato al cielo, e piu' sprofondato nel fango :-)

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  3. io ci sono sempre per te, se hai bisogno di parlare, chiamami!!!!

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  4. Ottimo Marisa :D
    Nel fine settimana dovrei avere un po' di pace finalmente!
    Domani se tutto va bene concerto di musica barocca giù in città :-)
    Ti riferirò!

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