Tuesday, 7 December 2010

Chi mai l'avrebbe detto?

Quando ieri notte ho scelto il disco per il sonno, non m'aspettavo certo, avendo optato per dei concerti per Flauto, uno strumento cosi soave e dolce, di veder popolati i miei sogni di violenza e arroganza.

Sono nel quartiere dove vivono i miei genitori, in quella strada che ho percorso centinaia di volte, a piedi, in moto, a spasso con i miei cani.

Dove in verità c'è un Tabaccaio, ecco invece un negozio nuovo, di fumetti.
Incuriosito, non è certo la cosa piu' scontata trovare un simile centro in un paesino sperduto, entro.
Vi ritrovo un collega di lavoro, un buon diavolo dopotutto, con il quale ci si saluta e si parla ogni tanto di politica e disastri varii, visto che anche lui è italiano.
Lo saluto e passo a dare un'occhiata ai diversi scaffali.
L'arredamento del negozio mi sorprende.
Sono pareti semitrasparenti ovunque, e, cosa assai bizzarra, il commesso se ne sta in uno sgabbiotto, dietro uno spesso vetro, come gli impiegati delle poste.
Una porta chiusa separe l'ambiente aperto al pubblico da quello ad uso solo dei lavoratori.
Cattura la mia attenzione, di quella porta pure semitrasparente, un etichetta, appiccicata pero' dalla parte opposta, e di cui io vedo solo il retro.
Sto dando un'occhiata agli scaffali, e mi accorgo che il commesso sta maltrattando il mio amico con maleducazione e sfacciataggine: non si prende minimamente cura di lui, lo sminuisce e offende in modo assolutamente gratuito.
Lui abbozza una protesta, e allora, dalla porta semitrasparente, esce una bella ragazza dai capelli neri, con la treccia: è la padrona del locale, si scusa per il comportamento del suo commesso, quindi se ne torna nel retro, lasciando la porta socchiusa.
Usciamo.
Parliamo un po' del piu' e del meno, ed ecco spuntare dal nulla mia madre: le spiego che quello è un mio collega, e lei subito si agita, perchè pensa di dover parlare in inglese, e di rischiare una figuraccia.
Rido e la tranquillizzo: è italiano anche lui.
Lei allora tira un sospiro di sollievo, e subito lo invita a cena.
Lui ringrazia e accenna alla bella ospitalità che ha apprezzato molto soprattutto dopo aver patito l'arroganza di quel tizio, e pero' deve rifiutare.
Continuiamo a parlare camminando assieme: mi dice che in quel negozio vendono anche videogiochi d'importazione, e la cosa dopotutto mi interessa.
Se è vero che non sono piu' un patito di videogiochi, e a parte Tex, Ranma, Topolino e pochi altri neppure dei fumetti, penso che non sarebbe una cattiva idea tornare in quel negozio.
Mentre siamo li a discutere, alzo lo sguardo: ecco li il grattacielo dove vive un amico che non vedo da tempo.
Sento che lui è li, in casa sua, all'ultimo piano: vorrei andare a trovarlo, ma qualcosa mi impedisce di avvicinarmi oltre.
Chiedo al mio collega dove stia andando: 'In stazione' è la sua risposta.
Lo canzono un po', e gli dico che la direzione è sbagliata: l'accompagno allora, tornando verso il negozio di fumetti, e prima di entrare gli indico la via.
Adesso sono solo tra albi, scaffali pieni, poster e modellini.
Mi guardo attorno: vedo qualche fumetto erotico, una gigantografia di Tex Willer, ma di videogiochi neppure l'ombra.
Mi avvicino allora al commesso, quello che se ne sta seduto dietro il vetro.
Gli chiedo se abbiano dei videogiochi, e mi viene in mente che potrei finalmente trovare quella vecchia cartuccia per Nintendo 64 che non ho mai trovato.
Lui, avrà vent'anni, grasso, capelli riccioli e corti, senza barba, se ne sta sprofondato in una poltrona, indolente e sprezzante di tutte le cose.
Mi degna appena di uno sguardo, e mi dice che i prezzi vanno dai 700 euro in su.
Lo dice per togliermi l'idea di volerne comprare uno.
Ma io me ne frego dei soldi, e forse anche dell'acquisto: io voglio sapere se hanno quello che cerco.
Gli chiedo di farmi vedere i giochi.
Lui risponde, guardandomi con sufficienza, che mi farà guardare qualcosa quando avro' la faccia di uno che ha 700 euro da spendere.
A questo punto scatta dentro di me la rabbia.
E' mio desiderio prendere a pugni violentemente la vetrata: ci provo, ma i miei colpi sono deboli, e sento le mie braccia prive di ogni forza.
Il tizio sembra deridermi.
Va bene.
Entro dalla porta semi-trasparente, quella con la misteriosa etichetta.
Proprio facendo il mio ingresso nel retro della bottega, vedo cosa è scritto sopra: 'Ingresso Vietato ai non addetti'.

Ma è assurdo, o forse no: l'ingresso è vietato nel negozio, non nel retrobottega!

Mi si fa incontro la proprietaria del negozio, agitata e sorpresa.
Io non voglio farle male, e le dico semplicemente: 'Sorella, stai tranquilla e finirà tutto bene'.
Il grassone allora si alza e si avvicina minaccioso a me.
Adesso il mio desiderio è solo quello di tenerlo lontano, non di fargli violenza: alzo le mani appena per non farlo avvicinare, e invece lo sbatto per terra facendolo ruzzolare.
Che buffo ... è tutto il contrario di prima, quando volevo essere forte ed ero stato impotente.
E adesso, è ovvio, io sono Tex, Tex Willer.
Lo tiro in piedi agguantandolo al collo della camicia: gli dico semplicemente che se non vuole che gli faccia sputare tutti i denti a suon di cazzotti deve chiedermi scusa.

Il sogno finisce cosi.

Recentemente ho avuto modo di parlare di sogni, e della loro interpretazione, con un amico.

Sono titubante e affascinato nello stesso tempo da questa pratica: ma se anche non credo ciecamente a quello che si puo' dire di un sogno, e che l'interpretazione sia spesso un'interpolare semplicemente alcuni punti e un metterne in secondo piano altri, resta l'interesse perchè il sogno è comunque un parto nostro, e la sua ricostruzione, la scelta di focalizzarci su un aspetto o un altro, un filtro che la nostra parte vigile applica a cio' che un'altra componente di noi ha generato.

In questo sogno, ad esempio, il particolare dell'etichetta, l'alternarsi di desiderio e impotenza prima prudenza e violenza poi, mi danno qualcosa su cui pensare in termini oggettivi.

Se queste siano metafore sensate anche per la veglia, o lo possano diventare, o se invece non siano che sciocche circostanze, lo sapro' solo dopo averci meditato un po' sopra: di certo la parte di noi che sogna è creativa!

4 comments:

  1. ehi Tex ciao!!!
    A casa mia ci sono fumetti di topolino, di tex e di diabolik. Li leggono gli ometti io mi limito a diabolik.
    Però ho la collezione completa di Mafalda. OOOH come mi piace Mafalda!!!
    Mi hai fatto ridere quando parli di tua mamma dicendo che è preoccupata di parlare in inglese. Mi sembro io quando l'estate devo farmi capire dai turisti: non parlo GESTICOLO e Irvin il mio adorato figliolo anzichè aiutarmi si mette a ridere. E purtroppo questo non è un sogno... :S

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  2. Ma la mamma è sempre perfetta, e Irvin lo sa benissimo :)

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  3. Ciao Tex!
    Sono in arretrato con i tuoi post... come al solito direi. :P Ma per rimettermi in paro non posso non ricominciare da questo! ;)

    spero tu possa fare dei bellissimi sogni, questa notte, che tu li voglia poi interpretare o meno!

    Ciao!

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  4. Sapevo che il vecchio Tex t'avrebbe incuriosita :D

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