Thursday, 11 November 2010

Tu

Oltre al bizzarro discorso di Fini, stanotte ho anche sognato altro.

Come già raccontato, ho appena spedito una copia del mio diario a un editore: nelle 378 pagine di quel manoscritto si trovano quasi tutti i messaggi di questo mio blog, e quindi vi balenano le figure, ma forse dovrei dire vi si proiettano le ombre, delle persone di cui ogni tanto parlo.

Ieri, prima di addormentarmi, ho letto alcune pagine, e forse questo ha dato forma ai miei sogni della notte.

Nel sogno ero redarguito da una persona che aveva trovato tratteggiati in quelle righe i propri comportamenti, la propria fisionomia.

Sono tornato a pensarvi oggi pomeriggio, mentre tornavo a casa, prestissimo, dal lavoro, dove non ho passato che poche ore.

Stanotte purtroppo ha fatto freddo, e mi sono svegliato con una fastidiosa emicrania, persistente e tenacemente indifferente alla tachipirina.

Ci sono solo due persone del mio passato che conoscono l'esistenza di questo mia diario, e di loro ho parlato qualche volta in questi mesi.
Di una terza ogni tanto scrivo, anche se quasi mai in modo trasparente, e, via via che la il tempo calcifica la frattura in due monconi ormai senza contatto, sempre meno.

Tutte le altre sono comparse: qualsiasi, eccezionali, inutili.

Non sei tu quella di cui parlo, perchè io non ti ho mai conosciuto.

E il fatto che usi io termini generici, squallidi perfino, come Russian Girl, e tutte le sue varianti, lo testimonia: in questa improvvisazione permanente che è la tediosa battaglia contro la solitudine, la percezione di ciò che mi circonda quanto i ricordi, i desideri non meno delle speranze, poggiano su un'alterazione aberrante della realtà.

Esiste una simmetria perfetta tra me e tu, collega qualsiasi con la quale scambio due parole cordiali davanti alla macchina del caffè, o che mi affretto a raggiungere per fare la corsa in ascensore assieme.
Ed è la reciproca conoscenza: praticamente nulla da entrambe le parti.
Ecco: io parto da questo milligrammo di 'te' ed estrapolo tutto, forse semplicemente per accontentare la voracità della mia mente, affamata di ricordi, segreti, confessioni.
Ingorda, e folle a tal punto da inventarsi un mondo che ben poco ha a che fare con queste sediole colorate, con quel sofà dove ti ho visto un giorno perfetta e indimenticabile, nè con la noia di tutte queste migliaia di serate passate a gelare.

Tu, tu che ho incontrato solo perchè condividiamo assieme un luogo, delle occasioni, dei ritmi: non sei tu davvero, mai lo sei.

Continuano i miei esperimenti umani.

Così capita che tu incontri una persona: si parla, ci si scrive un po'.
E poi tu vuoi vedere se cade in trappola.
In quella che tu credi sia una trappola.
Come un domatore con una belva ammaestrata, le fai seguire il sentiero che vuoi tu: la vuoi condurre in un punto ben preciso, seguendo un ragionamento all'apparenza semplice.
La convinci, soprattutto, che lei converga in quel punto di sua volontà, e la tua forzatura non è percepibile fino, forse, al momento del gran finale.

Quando si passa dalla retorica che ormai ti intenerisce, che vuole i limiti della malattia infinitesimali, perchè quella rock star combatteva con un male, quello scrittore con un altro, al vero ...
Beh, si sa, no?

'All'apparir del vero tu, misera, cadesti'.

Certo: devo rinunciare a un bel po' di ginnastica che mi farebbe bene.
Non ci ho mai pensato forse nei giusti termini, ma mi sono infine convinto che un'attività sessuale frequente aiuti parecchio, forse anche per scacciar via il mal di testa.

Eppure io a fianco di troppe persone sento freddo.

Scendo nel mondo delle ombre, il mio passato, la mia conoscenza, e interrogo chi mi ho conosciuto, chi ho indagato: è il ricordo delle loro esistenze, l'intuizione delle loro esperienze a indicarmi la traettoria di minima pena, ed è quella di minimo inganno.

Io lo so come funziona per gli altri: per molti vale il principio della vaccinazione.
Ci si inocula una sostanza che è simile al virus da cui ci si vuole proteggere, ma solo raramente nociva, e si innesca così un numero di reazioni che portano all'immunità.

E poi c'è chi è tanto stremato da non potersi neppure vaccinare.

In questa nostra esistenza che non conosce nessuno dei cinque sensi, che non ci vede, e non ci sente ...dobbiamo inventarci ogni cosa.

Errar dal vero porta all'eventuale, al periodo ipotetico, al paradosso che può vivere solo un istante, e che prima di essere soppresso dall'evidenza delle sue contraddizioni, è meraviglioso.

Ecco.

Tu, tu che ho incontrato in quegli istanti sei quella che è tra queste righe.

2 comments:

  1. ok. è troppo presto.
    ci vuole un caffè.

    :) die müde mod

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  2. Ciao bellissima :-)
    Tu sei ovunque.

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