Friday, 12 November 2010

Ricordi

La terra bruciata dal sole in Toscana ha il colore del grano che pizzica le gambe nude, e che come un'onda che si propaga all'infinito veste colline immense e dolci.

Un albero solo, in mezzo a quel manto dorato: forse per la sua ombra il contadino l'ha lasciato crescere, e poggiandovi la schiena se ne sta li a rimirare quel paesaggio che perfino il tempo, che tutto divora e sputa, sembra venerare in quei giorni in cui il suo scorrere è scandito dal frinire dei grilli, dal brusio degli insetti, dal battere d'ali degli uccelli e non dalla meccanica di ingranaggi umani.

Di quella vacanza in Toscana di un paio d'estati fa mi resta ben poco: non i volti delle persone che erano con me, le circostanze non hanno dovuto forzare poi troppo quel legame per spezzarlo, non quello di Alice, cui mai sono stato così vicino, e che mai ho conosciuto davvero.

Tutto converse, finì per certi versi ed iniziò qui dentro, nel Flauto Magico, all'Abbazia di San Galgano.

I miei amici, erano li, e quel rudere immerso nel paesaggio era il palcoscenico su cui Alice si muoveva.

La ricordo di profilo in una fotografia che qualcuno scattò, in quella coreografia eccezionale della sua grazia: la ricordo bellissima e imperfetta come dev'essere almeno una donna al mondo, ne basta una, perchè siano vere tutte le poesie, le canzoni, i gesti sconsiderati che si sono fatti per voi.

Lei, appunto.

Sarastro ritardò un po' la sua ultima entrata in scena, mi raccontò poi d'esser dovuta andare proprio lei a richiamarlo in camerino, e l'Opera si concluse con il giusto trionfo dei virtuosi sui mediocri, della luce sulle tenebre.

Ma all'uscita dalla Basilica mi aspettavano troppe parole, troppe divergenze tra il mio ego e quello degli altri, e, al solito, nessuna intenzione di dare colpe a 'loro' e assolvere me stesso.

La sventura di avere la ragione, la capacità cioè di capire le meccaniche umane come si capisce la meccanica dei corpi, è che ci si rassegna ad osservare le traettorie degli individui ora interesecarsi ora allontanarsi perchè soggette a leggi naturali esterne alle persone stesse.

Non riuscire mai a dire 'è colpa tua', 'tu sei responsabile del mio dolore, della mia solitudine': ecco cosa mi dona questa consapevolezza.

'His bonis carere mallem quam habere'.

Quello che rimane è solo il ricordo, non allungato dal rimpianto, di quei compagni di viaggio, l'idea stessa piena di stupore di Alice, la bellezza incantevole della natura, quella sofferta dell'arte, e quella sfrontata, altera, superba, delle città.

2 comments:

  1. Se dovessi giudicare una terra che non ho mai visto dalle tue parole direi che è paradiso!

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  2. Mi piace raccontare quello che ho visto, e ascoltare le parole di chi ha visitato, vissuto, conosciuto quello che a me è estraneo.
    Grazie delle tue parole.

    Gio

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