Wednesday, 24 November 2010

Io, La Russa, i tempi del liceo: incubo o sogno?

Un paio di notti fa ho sognato d'essere una volta di più nella mia classe, ai tempi del liceo.

Al solito, io ero in prima fila: dietro di me, invece di Tony e Chiara, Luca o Elisa, c'era Ignazio La Russa.
Inutile dirvi che la sua compagnia non era delle più gradite: specialmente in quell'ora di educazione civica, o qualcosa di simile, mi sembrava davvero insopportabile.
In classe era tutto un gridare, un tentativo di sopraffarsi l'un l'altro: e non erano più i miei compagni di quegli anni lontani a scalmanarsi, ma perfetti sconosciuti.
Alla cattedra la professoressa, a testa bassa e rassegnata alla confusione, non faceva altro che ripetere sommessamente 'quiet, quiet'.
Io me ne stavo in disparte, pensando alla matematica, precisamente a una dimostrazione sulle funzioni continue.
La Russa, che dietro aveva appena finito di dirne di tutti i colori, mi chiamò.
Il suo sguardo era finalmente rilassato, non più emaciato e scarno: la foga aveva lasciato finalmente spazio ad un'espressione rilassata.
Mi chiedeva dunque, nel sogno, garbatamente cosa ne pensassi dei problemi dell'Italia, quali fossero le soluzioni possibili secondo me.
Gli risposi gentilmente.
Gli dissi che i problemi dell'Italia erano sostanzialmente due: da una parte un'informazione asservita al potere, vittima di numerosi conflitti di interessi, che a livello nazionale e locale mettevano in relazione di sudditanza e controllo stampa e politica, e facevo allora l'esempio dei casi eclatanti di Berlusconi, ma anche di altri modesti, di dimensione locale; aggiungevo poi che in Italia si faceva di tutto per allungare i tempi della giustizia, e evitare di arrivare a sentenza: solo i fessi si lasciavano così fregare da una giustizia resa di proposito lenta ed inefficiente.
Le mie proposte erano quelle di legiferare in modo tale da risolvere i mille conflitti di interessi e la lunghezza spropositata dei processi, cambiando i tempi di prescrizione, la modalità con la quale si può ricorrere in appello e così via.
Poche cose, ovvie in quasi tutti i paesi del mondo.
La Russa, invece di inveire contro di me, era perfettamente d'accordo.
Mi ringraziava addirittura.
Mentre me ne tornavo ai miei conti, quello ricominciava però a sbraitare, servendosi in modo subdolo di quello che gli avevo appena detto, e che aveva capito benissimo, e sul quale concordava davvero, in modo iniquo per tutti.

2 comments:

  1. pure nel sogno era destinato a diventare un politico...polemico,,come tutti.;-)
    come va giò.
    un bacione..eee dolce notte

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  2. Davvero :D
    Un saluto Chiara!

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