Friday, 12 November 2010

In un vicolo qualsiasi

In un vicolo qualsiasi, di quelli che non saprei ritrovare, in una città dell'entroterra Toscano.

Aspettavo che la farmacia aprisse, mancavano solo pochi minuti, e la noia mi assediava oziosamente.

Osservavo allora quelle mattonelle ocra vecchie di secoli, e battevano i miei polpastrelli, ritmicamente, sulla pietra dura eppure dalla superficie quasi pastosa: con un dito ne seguivo il lieve solco, e mi sembravano fessure appena socchiuse su un mondo passato, popolato da altri che si erano posati pensosi su quella parete, come me.

In quel momento di lenta attesa, mi sembrava ovvia la follia del tutto: gli affanni, i lamenti, la rabbia, perfine le mie, erano solo capricci di bambini viziati, e io ero invece finalmente adulto, forse vecchio.

Mangiando un gelato che gocciolava per il gran caldo, seduto su una scalinata ripida e malsicura, ho ritrovato quello stesso me stesso un giorno di maggio a Madrid, e sono ora qui, in un venerdi sera che sarà lunghissimo, a cercare di vedere oltre quella fessura il destino di chi, prima di me, ha seguito quel sentiero senza via d'uscita lungo il quale mi sono incamminato.

Torno a interrogarmi: torno a interloquire con i chiaro scuri di questa stanza, i suoni che la riempono, la solitudine che la sostiene.

2 comments:

  1. A volte ci si abitua al proprio mondo e uscirne sembra davvero difficile. Il concetto di normalità (che poi devo ancora capire dove sia) prende forme incomprensibili e non si capisce più se si sta "dentro" o "fuori". Poi... come se cambiasse qualcosa.

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  2. Bravo, leggere un paesello in braille è sempre un'ottima cosa :D

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