Sunday, 14 November 2010

Il silenzio e l'attesa

Non so con precisione quando avvenne.

Di sicuro ero un ragazzo, e andavo al liceo, ed era forse estate, o primavera inoltrata.

Avevo preso la bicicletta ed ero sceso giù dal mio quartiere verso il cuore della città.

Capitava alle volte, quando ero un giovane adolescente, che lo facessi, e poi lasciavo la bicicletta in cantina della zia, che abitava proprio in centro, e un giorno ci avrebbero pensato i miei genitori a riportarla su da noi.

Quel pomeriggio invece vollì tornare a casa in bicicletta, salendo dal lago fin su in collina.
Un dislivello, quello da superare, di forse soli cento metri, ma per me uno sforzo comunque notevole.

Arrivai esausto, e il mio cuore era un tamburo impazzito che non voleva saperne di chetarsi.

La casa era deserta.

Salii le scale, me lo ricordo, con una tranquillità sorprendente: quella di chi è ormai rassegnato, e sente di dover fare un'ultima cosa.

Nel mio caso, era proprio entrare in casa, farla finita li.
Mi sdraiai in salotto, sul tappeto, e in silenzio aspettavo.
Aspettavo di morire.

Non era semplice tachicardia, era il violento protestare del mio cuore contro la mia follia, il lamento di un corpo malato cui avevo davvero chiesto troppo.

Non so quanto tempo durò il tutto, ma lentamente la situazione si normalizzò: forse la mia mente era stata troppo suggestionata dai referti non molto allegri, sovraccaricata com'era da pareri dei medici che, accademicamente, si meravigliavano delle mie condizioni, e avevo dato troppo importanza a un evento solo transitorio, e certamente inusuale.

8 comments:

  1. Hai avuto il coraggio (o l'insensatezza) di sfidare te stesso...

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  2. In quel caso sono stato davvero folle (sottile eufemismo)

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  3. Certe sfide sono necessarie. Servono proprio a noi stessi. Toccare il limite... ;)

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  4. cosa pensavi in "quel momento" Gio?

    rieccomi.. :o)

    ti abbraccio
    Joh

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  5. Folle con la "c"...

    Il limite va comunque toccato stando da questo lato, quando lo tocchi dall'altro lato è ormai tardi, come il ciglio di un burrone.

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  6. Se ce lo sta raccontando vuol dire che si è buttato dal "lato" giusto. E meno male...

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  7. Joh, bentornata (anche se ti auguro di essere meravigliosamente occupatissima :-) ).
    Non pensavo a nulla, proprio a nulla.
    Ciao :-)

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  8. Quella volta secondo me ho proprio esagerato ... voglio dire, a me neppure piace andare in bicicletta ;-)

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