Monday, 8 November 2010

Gli specchi ustori

Non ho minimamente intenzione di parlare degli specchi ustori di Archimede, ma voglio usare l'immagine che evoca per traslarla in qualcosa che davvero mi sta bruciando, e consumando, dentro.

Debbo però ad Archimede, a volte affiancato a Newton e Einstein come una delle tre menti più eccelse nella lunga storia della scienza, un minimo tributo.

Nessuno si sorprende, dopotutto, del principio geometrico degli specchi ustori.
Era già nota, o almeno credo, una teoria approssimativa della propagazione della luce lungo raggi: egualmente era nota la legge di riflessione.

Un raggio di luce, entrando in contatto con una superficie di discontinuità, subisce una deviazione che dipende dal proprio angolo di incidenza, tale per cui il raggio riflesso è simmetrico dell'incidente rispetto la normale dell'area riflettente.

In virtu' di questa legge, è facile convincersi che un fascio di raggi paralleli, se proiettati in un paraboloide ellittico in modo opportuno, si concentrino tutti in uno stesso punto, ovvero il fuoco di detta superficie di rotazione.

Questa è la geometria, che tutti conoscevano ai tempi.

Archimede fece un passo in più, e aggiunse la fisica alla geometria.

Però ho deciso che non ho più voglia di scrivere di questo, e passo subito all'argomento di mio interesse.

Sono come investito da raggi paralleli tra loro.
Mi colpiscono in diversi punti: nell'animo sfibrato e stanco, nei sentimenti d'amore e di frustrazione, nello stupido orgoglio, nei ricordi e nelle speranze.
E tutti poi convergono la, nel mio cuore.
E sono li fiamme che non riesco a estinguere, ed è tutto carbonizzato, eppure continua a bruciare.

L'amore che ormai non mi pare possa più esistere, la quotidianità, la normalità del sesso che qualche idiota ogni tanto mi sventola sotto gli occhi, l'amicizia ormai frammentata, le piccole abitudini del meriggio, la semplicità dell'incontro per loro.

Tutto mi manca.

Di tutto ho bisogno.

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