Tuesday, 16 November 2010

Gioia e dolore, ovvero ... Cane e Padrone, di Thomas Mann

Ieri finalmente ho finito di leggere 'Cane e Padrone' di Thomas Mann.

Mi sono avvicinato a questo autore incuriosito da poche parole di M. Yourcenar, che in un saggio ne parlava come di un 'classico', nonostante la sua opera fosse recente, se non contemporanea addirittura alla propria

L'ho trovato inizialmente estremamente abile nel dipingere, ma non molto efficace nel comunicare qualcosa di diverso da un paesaggio, dall'evocare un'atmosfera oggettiva: era, nelle prime pagine, distaccato e fotografico, per nulla introspettivo, mentre io cerco sempre un messaggio recondito, o almeno un ragionamento.
Se pure mi beo di un vocabolario ampio e particolareggiato, il suo lo è certamente, trovo piatto, inconsistente, sprecato un genio che non costruisca qualcosa di interiore, ma si limiti a descrivere quello che è fuori.
La mia opinione è cambiata, e alla luce della mia considerazione attuale cerchero' di rileggere da capo l'intera opera, e gli altri suoi lavori mi troveranno pronto, attento a ogni minimo particolare.

Un impegno fissato per le venti, mi tratterrà stasera al lavoro fino a tardi: per questo sono andato avanti a leggere fino le due della notte, tranquillo del fatto che mi sarei potuto anche svegliare verso le dieci del mattino, scendere con calma in città e meditare un po' sul tutto tranquillamente.

La lettura delle ultime cinquanta pagine ieri ha seguito una bella chiacchierata al telefono con un'amica: ed era quasi un parallelo alle parole che c'eravamo scambiati quello che leggevano i miei occhi ...

Gioia e dolore: ecco quello cui ruota attorno davvero Cane e Padrone di Thomas Mann.
O dovrei dire in verità dolore e gioia, per motivi cronologici.

Il romanzo parla di un Cane, Bauschan, un Pointer bastardo amante della caccia, e del suo Padrone, delle loro passeggiate nella Riserva, delle loro battute di Caccia.

C'è un vincolo profondo, un legame stretto tra Cane e Padrone nella quotidianità, nelle piccole cose.

Solo due cose riescono a spezzarlo, a manifestarne la fragilità: il dolore e la gioia, gli estremi limiti del nostro esistere.

Il dolore della malattia, l'abbandono per qualche giorno in una clinica veterinaria, gettano una prima ombra sul rapporto esclusivo tra i due: il Cane perde fiducia nel Padrone prima ancora che in sè.
Comprensibile, ma dopotutto, tra te e te, pensi che quella è causa di una forza maggiore, e che il Padrone ha tutte le ragioni del mondo: non ha mancato in nulla, ed è un limite del Cane in questo caso a spostare un po' il loro rapporto.
Ma attento: se credi che sia solo nel dolore che possano accrescersi le differenze, che possa aprirsi la voragine tra Cane e Padrone, come tra me e te, sbagli.
La verità piu' amara, quella che lascia nel tuo cuore una gelida malinconia perchè vi metta radici, e che nella tua memoria sarà per sempre monito ... è l'effetto alienante della gioia, l'insoddisfazione del sè che segue l'esperienza diretta, strana, della natura piu' intima e indomita dell'altro.

L'incontro breve e da lontano con un cacciatore vero, non un semplice stanatore di topi come il proprio Padrone, confonde il Cane: a cosa vale tutto l'affetto delle piccole cose, quando la sua natura lo trascina con tutta la sua irruenza, quella che è dovuta alla selezione naturale e quella innaturale dei costumi, verso l'altro?

Il Padrone è nudo, e qualcuno di cui ci si accontenta, ecco la terribile verità.

E poco importa che presto il Cane si dimenticherà del Cacciatore, e tornerà felice e semplice dal Padrone.

Chi dei due ha memoria, non potrà dimenticare la propria inadeguatezza.
Chi dei due ha ragione, non potrà, nonostante ogni sciocco tentativo di convincersi del contrario, identificare ogni possibile plausibile, sensata, ragione dell'insoddisfazione dell'altro.

Ho provato a mettermi dalla parte del Cane: non credo di esserci riuscito davvero, oltre le banalità che ho espresso qui.

Siamo capaci, e non sempre, di esplorare la parte 'al di qua', citeriore direbbe Mann, del nostro rapporto con l'altro, quasi mai a indagarne i colori e le forme oltre la parte che ci compete.

Cane e Padrone è un romanzo che tratteggia la malinconia dell'uomo semplicemente come un'altra parte del paesaggio.

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