Saturday, 27 November 2010

A cosa serve un amico? (secondo tentativo).

Ho già scritto un messaggio in proposito.

Un amico serve per alcune cose assolutamente concrete, d'ordine pratico e scontato.
Il primo numero di telefono scritto su quel bigliettino che tengo nel portafogli, e che informa della mia malattia lo sventurato che magari dovrà soccorrermi un giorno, non è quello del buon padre, che vive lontano, ma il suo.
E se questo mal di ginocchio dovesse costringermi un giorno a casa, magari per un periodo lungo abbastanza da lasciarmi svuotare le magra dispensa, lo chiamerò io, e per favore gli chiederei di fare un po' di spesa per me.

In casa tengo un'agenda blu: un vecchio diario che ho scritto solo parzialmente, e che con gli anni mi ha seguito nelle mie diverse abitazioni.
In corrispondenza della data del compleanno delle persone a me più care, ho scritto un breve pensiero, una noticina, un qualcosa di personale.

Nel suo caso ci sono tutte (o quasi) le mie password informatiche: e gli ho detto, caso mai dovesse capitarmi qualcosa di irreparabile, di cercare quel diario, di fare poi un po' quel che vuole con quelle password, con quegli account di posta, con questo blog (di cui non sa nulla).

Mentre scrivevo queste parole, mi sono reso conto dell'inefficacia, dell'incompletezza del linguaggio, dei modi verbali, perfino del periodo ipotetico, che crediamo, ingenuamente, possa offrire sempre una via di fuga per i nostri ragionamenti.

La complessità dell'uomo va ben oltre quella del linguaggio e del pensiero razionale: al di la di ogni nostro controllo, precipitiamo, a volte ci vediamo precipitare, in un istante in uno stato specifico, dove vige solo uno dei molteplici aspetti della nostra emotività, e dove gli altri, semplicemente, si dileguano.

L'amore, l'invidia, la tristezza, la gelosia, e per fortuna anche la gioia e la serenità, caratteristiche che riconosciamo esistere in noi contemporaneamente nei giorni qualsiasi, d'improvviso e in modo esclusivo, dittatoriale, ci controllano singolarmente.
E distruggono tutto, avanti e indietro nel tempo.

Tutto si dissolve.

Perfino l'amicizia più sincera e affettuosa, ma anche quella più difficile e combattuta, e che fa male perchè affonda più in profondità, non regge alle spinte centrifughe.

Et excrucior.

3 comments:

  1. Bel post giò...troppa sensibilità!
    Una persona che credevo "amica" ha scritto proprio in questi giorni: a volte è meglio ascoltare che sentire...
    Un bacio dolcissimo

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  2. Troppo gentile Chiara :-)

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