Monday, 8 November 2010

Chi sono?

Io non lo so.

Ieri mi sembrava scontato essere parte di una famiglia borghese del nord Italia.
Non avevo rapporti d'affetto particolare con i miei genitori, nè avevo fratelli, ma conducevo una vita qualunque.
E della strana sensazione di non appartenere fino in fondo a quei luoghi, di non vedere negli altri qualcosa di simile a me, facevo risalire la cause a una certa misantropia, maturata chissà come.
Non avevo chiari ricordi del mio passato: mi ero convinto d'aver perduto la memoria a causa di un incidente, e quei pochi che mi conoscevano parlavano sempre in termini molto vaghi del mio passato, ed erano sempre lieti di poter citare l'incidente come giustificazione di tutto.

Ieri me ne ero andato a fare una passeggiata in montagna.
Amavo le mie montagne: mi sentivo a mio agio su quelle vette che dominavano le valli tutte intorno, percepivo una pace in quei luoghi inaccessibili di cui pativo la mancanza in città, al lavoro, e perfino nei miei sogni.

Spalancata davanti a me la distesa ondeggiante di fitti boschi, in lontananza la pianura, i suoi laghi e i villaggi sparsi qua e la.
Avevo già vissuto quella visione decine e decine di volte, ma ieri il sole non era piu' un astro lontano milioni di chilometri, ma un Dio che parlava con me.

Un attimo, e stavo volando a folle velocità nel cielo.

Sotto di me paesaggi diversi s'alternavano: erano paludi, città intricate, pareti rocciose.
Ogni tanto un senso di vertigine, e mi sentivo precipitare.
Allora un istante perdevo come conoscenza, mi s'appannava la vista, e quando tornavo in me mi ritrovavo piu' in alto, e di nuovo mi libravo sicuro in quel cielo immenso di cui forse ero parte.

Ma lo stesso, non capivo.
E ancora mi chiedevo chi sono?

E quanto ho viaggiato?
Dove sono finito?

Quella lunga serie di casette rosse e gialle potrebbero essere parte del paesaggio olandese, ma quella cattedrale gotica che punta dritta al cielo mi dice 'Francia'.

Arrivo infine all'oceano.

Al di la di quello già vedo la terraferma, e allora dev'essere la terra di Albione quella verso la quale sto ... precipitando.

Si, ora sto precipitando, ma non ho nessuna paura.

So che mi riusciro' a salvare.

E infatti trascinandomi senza fatica nelle correnti d'aria, raggiungo un motoscafo.

Il principe Carlo d'Inghilterra non sembra sorpreso di vedermi suo ospite.
E' solo un po' scosso, spaventato.
Mi teme, questo la capisco, ma non puo' esimersi dal portarmi dal lei.
Non ci scambiamo una parola per tutto il viaggio: solo all'arrivo alla baia, mi indica un cunicolo che porta dritto al castello, dove lei mi aspetta.
Mi fa promettere che non usero' i miei poteri: acconsento alla sua richiesta.

Non faccio domande - nè sento la necessità di farne.

Sono confuso, eppure sento che devo salire quegli scalini, seguire quel cunicolo che entra nel fianco della montagna.

Mi indicano la sua stanza.

E li, a riposarsi su un divano foderato di stoffa verde, natura floreale, siede la regina.

Non posso fare a meno che inginocchiarmi di fronte a lei.
Prendo la sua mano fra le mie, e la bacio.
E una sola frase, finalmente, esce dalle mie labbra.
'Grandmother, excuse me'.
In quell'istante lo capisco: io sono diventato suo nipote.
E lei è una delle pochissime a capire chi sono, come lo sapevano i miei genitori di prima, persone semplici che non hanno nessun legame con la casa reale, e che pure mi chiamavano figlio
Tutti mi temono, perchè dico sempre la verità, e pochi possono gestirla.
Io stesso ho sempre paura di fare del male agli altri.
E anche con la regina, so che il tempo è poco, prima che io diventi un pericolo.
Lei è affettuosa, come lo si è con un nipote difficile, sempre solo, e non per colpa sua.
Guardo le sue mani: non sono quelle di una donna di ottant'anni.
Il suo volto non è solcato da rughe profonde.
'Ma che giorno è oggi?' è tutto quello che sono capace di chiedere.
'E' il 14 marzo 1994 nipote mio'.
E li capisco: non ho solo viaggiato nello spazio, ma anche nel tempo.
Ed è stato in quei momenti di allucinazione che mi sono lasciato alla spalle il mio futuro, per tornare li, in quel passato nel quale forse c'è bisogno di me'.
Ho poco tempo, lo so.
Tra poco diventero' un problema, e non voglio che sia la regina, l'unica che mi ha dimostrato affetto, a patirne le conseguenze.
La devo avvertire solo delle cose piu' importanti.
'Ascoltami: l'undici settembre del 2001, tre aerei dirottati da un gruppo di terroristi colpiranno il cuore il mondo occidentale. Si schianteranno sulle torri gemelle di New York, e sul Pentagono.'.
Tra me e me sto pensando a cos'altro dirle: penso alla morte di Lady D., ma è poca cosa.
Penso a metterla in guardia da Berlusconi, ma so che è ben capace di gestire da sola una simile minaccia.
Un cameriere pakistano entra nella stanza, è l'ora del The.
E io so che è invece una minaccia per la vita della regina.
Mi dimentico della promessa fatta al principe: in un attivo assumo la forma del demonio, di quello che sono davvero.
Afferro quel criminale con le mie zampe, gli estorco' la verità: è una spia al servizio di chissà quale organizzazione criminale.
In un termosifone trovo una cimice che spia le conversazioni della regina, e la faccio a pezzi con la sola forza del pensiero.
Lei, la regina, non è spaventata dalla mia metamorfosi.
Anche se ora sono una bestia sanguinaria, ancora riesce a carezzarmi.
E mi ringrazia.
Torno in me.
Ora me ne devo andare.
'Farewell, grandmother'.
Mi inginocchio un'ultima volta a sua maestà.
Passa solo un istante, e già mi calo in un'altra esistenza.

2 comments:

  1. "Un attimo, e stavo volando a folle velocità nel cielo.
    Sotto di me paesaggi diversi s'alternavano: erano paludi, città intricate, pareti rocciose.
    Ogni tanto un senso di vertigine, e mi sentivo precipitare."
    Mi hai fatto pensare ad un film bellissimo che non vedo da tanto tempo, Birdy - Le ali della libertà. E' bella questa tua capacità di andare oltre con il pensiero Gio.
    Un caro saluto

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  2. Lo cerchero' mia cara :-)

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