Friday, 1 October 2010

Una vacanza in Baviera

Torno alla storia di Vera. L'ultimo episodio è qui, mentre un'elenco completo si trova qui. Qui ne parlo in termini generali.

Con Jennifer dunque finì.

Era estate: io ero ovviamente a Berlino, dovevo rimanerci per lavorare, i soldi non erano più un problema pressante, ma non erano mai abbastanza da farmi sentire al sicuro, mentre lei era scesa in Baviera, in una cascina di famiglia nella regione del lago Hintersee.

Salutandoci, quel giorno in aereoporto, la baciai e l'abbracciai più intensamente di quanto forse non richiedessero le circostanze.

Ma ormai in cuor mio lo sapevo: era pronta.

La mia Jennifer, la ragazza finalmente serena, graziosa e amata che mi salutava con la mano tra uomini d'affari e turisti in fila indiana, non passava più inosservata.
Non era più l'anonima, minuta e impacciata ragazza di cui mi ero innamorata solo dopo averne forzato le difese con l'inganno.

Adesso era pronta: per essere scelta, per accettare con un 'si' convinto, ma anche per rifiutare con un 'no' senza tentennamenti.

Ho pensato spesso a quanto un 'no' possa costare a chi non è sicuro di sè, a chi sente di non poter significare altro, per il prossimo, se non affetto pio, o la sua versione più acidula ed effettiva, la pena.

Un 'no' sul quale tornare con rimpianto centomila volte è un'eventualità cui si preferisce spesso un 'si' non convinto, e quasi sempre sciocco.
Quel 'si', dal quale molti pensano di potersi liberare senza sforzo, diventa, spesso, presto una gabbia: e scoprire che non è nè affetto pio nè pena, ma convenienza il suo seme, il suo lucchetto inviolabile.

Il pericolo, per lei, ormai era scongiurato.

Stavo facendo un po' di Jogging nel Görlitzer Park quando ricevetti un suo SMS.
Pochissime parole, che dicevano già tutto.

'Vera, un ragazzo mi ha chiesto di uscire. Non so che fare'.

Mi fermai su una panchina.
Dovevo riprendere fiato: il cuore mi batteva all'impazzata ed ero disorientata.
Sapevo bene cosa dovevo scriverle, era ovvio no?
'Se ti piace, perchè no?' ma per quanto già mi fossi immaginata quel momento, mi colse comunque di sorpresa, e mi tremavano le dita sulla tastiera.

Nello stesso istante ne soffrivo e ne ero felice.

E se da una parte il fatto che lei avesse trovato qualcuno, e come ero sciocca in quell'istante a credere che 'un ragazzo' incontrato per caso fosse già qualcuno di 'trovato', qualcuno che me l'avrebbe portata via, ricapultandomi nella solitudine, era lacerante, ero emozionata non solo per lei, ma proprio come lei.

Perchè, credevo, che se qualcuno esisteva per Jennifer forse, chissà, forse qualcuno poteva esistere anche per me, no?

Non ero mai stata tanto ingenua da credere che io e Jennifer fossimo 'identiche'.
Non lo eravamo per nulla, lo sapevo.
Ma entrambe, per quanto in modo diverso, eravamo persone difficili, spigolose, un po' folli perfino.
Ed ecco che qualcuno la desiderava.
Ed ecco che degli occhi prima distratti, poi interessati si erano posati su di lei.
E qualcuno aveva vinto la propria timidezza, aveva fatto il primo passo.

Si, due occhi si erano accorti di lei, l'avevano seguita, persa di vista con rammarico e ritrovata con gioia.
Si parte sempre così, vero?
Occhi non qualsiasi tuttavia, è ovvio.
Io ero continuamente fatta oggetto di complimenti, occhiate, allusioni: da parte di perfette nullità però.
Ma se lei, la mia Jennifer, aveva preso in considerazione quel ragazzo, non poteva che significare una cosa: vi aveva scorto dentro un qualcosa di diverso.
Ecco: potevo credere dunque che esistesse davvero qualcuno capace di superare i miei severi filtri e comunque di provare interesse per me?
Io ero una bambola per tutti: di questo mi ero convinta.
Di me nessuno si preoccupava, nessuno mi voleva conoscere.
Si fermavano alle mie gambe lunghe e snelle, al mio seno prospero, alla mia figura perfetta.
Volevano mettere le loro mani su di me, mi volevano complice dei loro desideri nella migliore delle ipotesi.
Di più: io volevo mantenermi perfetta in quanto, in quella condizione, ero certa che gli uomini avrebbero dato il loro peggio con me.
Come rammaricarsi di non avere qualcosa che si disprezza fortemente?

Le risposi:

'Jennifer, scusa il ritardo, ma stavo correndo. Se ti piace, perchè no? Ho le lacrime agli occhi dalla felicità per te!'

Ed era vero.

Quanta teatralità abbiamo a vent'anni: è difficile credervi anche solo 10 anni più tardi, ma io ne sono certa.

Era tutto autentico.

Torno a pensare con dolce malinconia a quella Vera emozionatissima.

Proprio quando ero convinta d'aver saldo in mano il timone della mia esistenza, e di prevedere i miei bisogni e provvedere al loro soddisfacimento o alla loro gestione, mi ritrovavo preda di sensazioni intensissime: e non solo di affetto per lei, ma di pena, e speranza, per me.

Io volevo essere amata!
Era così semplice.
Io volevo essere amata, ne avevo un bisogno disperato.
Avevo bisogno di essere quella donna per cui valesse davvero una rivoluzione copernicana.
Volevo che di Vera si riempissero i pensieri di un'altra persona, volevo che qualcuno mi insegnasse a dipingere, o una lingua straniera, o a cucinare.
Volevo le cose più inutili del mondo, e per questo le più preziose: un regalo inatteso, una visita improvvisata, qualcosa di meraviglioso per farsi perdonare un ritardo di cinque minuti ...

Volevo essere amata davvero, non solo come lo ero stata da Jennifer, nè come io amavo lei.

E io volevo ... quello che neppure ero in grado di immaginare.

Beh, Anke, la mia seconda amante, di sicuro non me la sarei potuta immaginare.

2 comments:

  1. In qualche remoto luogo di questo mondo esiste qualcuno anche per noi, Gio.
    Se così non fosse, non mi resterebbe che credere di non essere tutti quanti figli dello stesso Dio!!!
    Qualcuno c'è, che si sta allenando per affrontare due esserini un po' complessi come noi!!!
    Ecco perche' ci impiega tanto a saltare fuori!!!
    Buon sabato Gio!!!

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  2. E' che secondo me non si sentono mai pronti ;-)

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